Assolto il giudice Papa: «Nessun ricatto»

Cade l’accusa di concussione verso il governatore del Molise Frattura per far ottenere 400mila euro a una tv locale

PESCARA. Assolto dal reato di tentata estorsione e tentata concussione perché il fatto non sussiste. E adesso l’assoluzione del magistrato Fabio Papa, pescarese di origine e in servizio al tribunale civile di Chieti, scuote la politica del Molise e chiama in causa anche il segretario Pd Matteo Renzi. Papa, ex pm di Campobasso, è stato scagionato dall’accusa di aver ricattato, insieme alla giornalista Manuela Petescia di Telemolise, il governatore Pd Paolo Di Laura Frattura. E nel processo al tribunale di Bari, competente per i reati contestati ai magistrati in servizio in Molise, si era costituita come parte civile anche la presidenza del Consiglio dei ministri dell’era Renzi: quanto basta per alimentare un caso tra giustizia e politica che, ora, va oltre i confini del Molise passando per Pescara e Chieti.
Al centro dell’inchiesta un ricatto, presunto e rimasto senza prove dopo 16 mesi di processo con il rito abbreviato: secondo l’accusa, durante una cena nella casa di Campobasso di Papa, l’allora pm e la giornalista avrebbero minacciato Frattura nel tentativo di fargli approvare un finanziamento di 400 mila euro per Telemolise. Se non avesse accettato, Frattura avrebbe subito l’accelerazione di un’indagine che lo riguardava con rivelazione di segreti d’ufficio (inchiesta poi archiviata) e una campagna di stampa negativa. Ma nella sua denuncia di 40 pagine, il presidente del Molise non ha saputo dire con precisione quando sarebbe stata fatta la cena, a cui avrebbe partecipato anche un suo amico: nell’accusa si parla di una sera nell’«autunno 2013». Ma dai controlli sui cellulari dei 4 non è spuntata neanche una sola data in cui tutti e 4 i telefonini hanno agganciato la stessa cella. Solo una volta tre cellulari su 4 avrebbero potuto essere vicini ma proprio quella sera Frattura stava partecipando al consiglio regionale in corso a Termoli e non era a Campobasso.
Della cena ha parlato ieri la giornalista Petescia, direttrice dell’emittente, anche lei assolta: «Le menzogne mirate a distruggere Telemolise e ad annientare il magistrato che indagava sulla Biocom sono emerse in tutta la loro vergogna», ha detto, «il giudice ha scritto nero su bianco che non c'è stata nessuna cena, nessuna estorsione, nessuna concussione, nessun abuso d'ufficio e nessun falso ideologico. Penso che questo processo sia stata una storia kafkiana sin dall'inizio, basato su carte manipolate e falsificate che avevo denunciato a Campobasso, su cui è stata costruita una cena inesistente. Quello che è stato capace di inventare, nel silenzio di tutti, il presidente della Regione Molise non ha riscontri in nessun posto del mondo: sedersi in una procura e denunciare una cena estorsiva mai avvenuta con 14 mesi di ritardo rispetto al tempo in cui si sarebbe consumato il reato e senza indicare la data precisa, non ha eguali e merita il premio delle assurdità». La direttrice ha parlato di «squadrismo giudiziario di stampo fascista» che «se non combattuto, mina la democrazia».
Sul caso è intervenuto anche il senatore Ulisse Di Giacomo (Ap) che ha rivolto un appello a Renzi chiedendo la «rimozione» di Frattura: «In pratica», ha detto Di Giacomo, «Frattura si è inventato tutto. Ma, a parte l’aspetto giudiziario, già di per sé gravissimo, può continuare a guidare una regione? Poi», rivolgendosi ancora a Renzi, il senatore ha chiesto, «lei si sente rappresentato da questa persona che parla anche in suo nome?». Hanno chiesto le dimissioni del governatore i coordinamenti regionali di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, Idea Popolo e Libertà, Movimento Nazionale per la Sovranità e Azione Civica Molise.
Ha parlato di un’«ombra» su Frattura e di «squallida vicenda» l’ex governatore Michele Iorio che ha difeso l’ex pm Papa: «Esprimo soddisfazione anche per Papa che si è sempre contraddistinto, sul piano professionale, per la sua integerrima condotta che mai mi ha fatto ipotizzare che potesse anch’egli essere accusato di un reato inesistente. Le considerazioni politiche che derivano da questa squallida vicenda vanno valutate con lucidità vista l’ombra che si abbatte sulla figura del presidente».
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