Atessa, iniziata la caccia di selezione: «Così aspettiamo e spariamo ai cinghiali» 

Al fianco dei selecontrollori nella prima battuta organizzata nel Comune per limitare i danni a colture e cittadini. Ore 21,30 la caccia si chiude: due animali uccisi

ATESSA. «Sesso? Maschio». «Età? Tre anni circa». «Altezza al garrese? 92 centimetri». «Lunghezza totale? 163 centimetri». «Peso? 130-140 chili». Nello spiazzo posteriore del bar Encanto, a San Luca di Atessa, illuminati dalle torce va avanti con meticolosità il riempimento dei verbali della prima battuta al cinghiale, da fermo, iniziativa voluta dal sindaco Giulio Borrelli dopo le segnalazioni di alcuni cittadini. Sono le 21,30 di martedì e dietro al bar si avvicinano alcuni cittadini incuriositi. Ci sono gli otto selecontrollori, cacciatori di Atessa, gli agenti della Polizia provinciale, Claudio Sciorilli e Attilio Calabrese, il sindaco Borrelli (che ha seguito dall’inizio tutte le fasi della caccia) e il consigliere comunale Antonio Campitelli, delegato alla Protezione civile. A terra ci sono due cinghiali: il grosso maschio e una femmina più piccola, appena 60 chili.

«È uscito da un cespuglio, ha annusato l’aria», racconta il cacciatore Ulisse Fioriti, riferendosi al grosso maschio, «si è fermato a mangiare frutta caduta dagli alberi. Era a circa 115 metri. Ho visto che non c’erano pericoli, ho mirato e premuto il grilletto». Lo sparo si è propagato sordo nella vallata di Fonte Cicero. A terra è rimasto il grosso ungulato, ferito mortalmente da un colpo alla spalla, come vuole la prassi. La battuta inizia alle 18; gli otto selecontrollori ascoltano con attenzione le ultime disposizioni del responsabile Sciorilli; sono tutti cacciatori esperti, specializzati al prelievo del cinghiale. Hanno frequentato corsi e sostenuto esami allo scopo. Due le zone scelte: Campanelle-Colle Comune e Fonte Cicero. Il gruppo si divide, i cacciatori arrivano sul posto, imbracciano le carabine Bolt-Action, che poi sono fucili da precisione, non ancora carichi dei proiettili monolitici atossici, indossano gilè ad alta visibilità. Tutto è sotto controllo. Sono loro i veri protagonisti, senza di loro il selecontrollo non sarebbe possibile. «Ad Atessa ci sono circa 120 cacciatori, una sessantina ha l’abilitazione a questo tipo di caccia, 20-30 la praticano realmente. La loro presenza è importante, siamo un buon gruppo che sarà aumentato», afferma Campitelli. Mentre è in corso la battuta Sciorilli, agente della Polizia provinciale, riceve due chiamate da altrettanti cittadini, la notizia della battuta si è diffusa: «Venite anche a Osento; non dimenticate Colle Grilli, Pili». «Il problema è da tempo oggetto di segnalazioni», ripete il sindaco Borrelli, «da parte di operatori agricoli, organizzazioni e automobilisti, che denunciano la presenza di questi animali anche nei centri abitati. Quello che ci premura è tutelare, innanzitutto, e con la massima urgenza, la sicurezza dei cittadini. Non bisogna creare allarmismi, ma occorreva intervenire per arginare il sovrappopolamento dei cinghiali. Ci saranno altri interventi, cercheremo di riportare la situazione sotto controllo. Un ringraziamento va alla Polizia provinciale e ai cacciatori selecontrollori». Interessante è la testimonianza del dottor Antonio De Juliis per capire la portata del fenomeno: «Giorni fa dalla collina (zona San Luca, ndc) sotto la quale abito, ho visto scendere diversi cinghiali inseguiti da due lupi. Sono arrivati fin sulla pista ciclabile; non è la prima volta che accade. C’è necessità di una maggiore tutela».
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