La Mini Cooper distrutta dal rogo, a Pescara, nella notte di Natale

Auto bruciata, "Vaccaro non c'entra"

Cadono le accuse contro il manager della movida. Il giudice archivia tutte le denunce di un ex collaboratore

CHIETI. Se qualcuno nella notte di Natale se l’è presa con un organizzatore di feste di Pescara fino a bruciargli la macchina sotto casa, di certo non è Ivan Vaccaro.

Ivan Vaccaro

Il manager teatino della movida non c’entra con minacce, atti intimidatori e attentati. E a dirlo non è la difesa ma procura e tribunale di Pescara, entrambi d’accordo nell’archiviare le denunce presentate da Giorgio Zucchini. Il pierre pescarese, socio e amico di un altro accusatore di Vaccaro, Alessio Leonzio, aveva presentato due denunce addossando proprio a Vaccaro le responsabilità dei danneggiamenti subiti, a partire dal rogo di una Mini Cooper nel cortile di casa. Ma, dall’ordinanza firmata dalla giudice Antonella Di Carlo, sembra emergere un piano che sarebbe stato architettato da altri con un unico obiettivo: mettere Vaccaro con le spalle al muro per questioni di affari. «I denunciati danneggiamenti sono stati ricondotti a Vaccaro in modo suggestivo e in una prospettiva personalistica», dice il giudice che definisce «infondate» e «insussistenti» le accuse rivolte all’imprenditore.
Tra le righe dell’ordinanza, la difesa di Vaccaro, con l’avvocato Vittorio Supino, legge accuse costruite a tavolino e montate ad arte: un piano che, inizialmente, era sembrato riuscito con l’arresto del manager, costretto a restare ai domiciliari per 27 giorni, dal 3 al 30 gennaio scorso, con l’onta di un’accusa per stalking. Ma, da quando gli atti sono arrivati al vaglio dei giudici, il quadro è cambiato: quell’ordinanza di arresto è stata annullata dalla Corte di Cassazione; la parte offesa di quel procedimento, Leonzio, è indagata per abuso d’ufficio e violenza privata insieme a un poliziotto per presunte indagini abusive eseguite contro Vaccaro; e, adesso, anche gli esposti di Zucchini finiscono nel vicolo cieco dell’archiviazione. «È soltanto l’inizio di una battaglia giudiziaria», annuncia la difesa di Vaccaro.
In quelle denunce Zucchini, ex collaboratore di Vaccaro, aveva ricostruito un rapporto basato su persecuzioni e minacce ma non è così sia per la procura che per il giudice: la pm Barbara Del Bono aveva già chiesto l’archiviazione per Vaccaro – «Non vi sono in atti sufficienti elementi idonei a sostenere l’accusa in dibattimento», questa la tesi della procura – ma Zucchini, con l’avvocato Alfonso Ucci, si era opposto. Nell’udienza di lunedì scorso, la procura ha confermato la richiesta di archiviazione. E in aula, il giudice ha smontato tutte le accuse con 4 frasi: «Si esclude l’impronta minatoria e violenta in chiaro delle interlocuzioni dirette tra Vaccaro e Zucchini; i messaggi da Vaccaro a Zucchini sono stati sporadici; i denunciati danneggiamenti sono stati ricondotti a Vaccaro in modo suggestivo e in una prospettiva personalistica; non si apprezza alcun rapporto diretto tra Vaccaro e Zucchini per il cui il primo possa aver concentrato la sua attenzione sull’altro».
Nelle sue denunce contro Vaccaro, Zucchini aveva detto: «Sono a conoscenza di numerosissimi atti minatori perpetrati ai danni del mio socio e amico Alessio e anche io credo di essere vittima di tale persecuzione che lui (Leonzio, ndr) ritiene essere opera di Vaccaro». Zucchini, oltre al rogo dell’auto (coperto dall’assicurazione), aveva denunciato anche il taglio di una gomma di un’altra macchina. Per il giudice, però, non è Vaccaro il responsabile: le accuse di atti persecutori e molestiesono cadute definitivamente.