Chieti, le carte del Cus scoperte nell’armadio murato

Abbattuta una parete in cartongesso creata nella stanza delle riunioni. Il rettore chiama la Finanza: faldoni presi in consegna, rapporto in Procura

CHIETI. Un armadio pieno di documenti, celato dietro un muro di carton gesso: la scoperta, inquietante per più aspetti, per non parlare di un vero e proprio giallo, è stata fatta nelle sede del rettorato della d’Annunzio, in via dei Vestini, in una stanza adibita fino a ieri a ospitare riunioni e oggi destinata al Prorettore. Si trova di fronte agli uffici del rettore e del direttore generale. A creare sospetti una curvatura della parete, fatta appunto in carton gesso verniciato proprio per celare quello che c’era dietro. Il nuovo rettore Sergio Caputi ha voluto vederci chiaro ed ha deciso di rivolgersi alla Guardia di finanza. Nella giornata di martedì, alla presenza degli agenti delle fiamme gialle, la parete di carton gesso è stata rimossa per portare alla luce l’armadio che vi era stato celato. Si è poi provveduto ad esaminare e a verbalizzare tutto quanto è stato rinvenuto. Si tratta, da quel che si è appreso, malgrado il riserbo che circonda tutta questa vicenda davvero difficile da comprendere, di una serie di faldoni che raccolgono documenti relativi ai rapporti dell’ateneo con il Cus Chieti e con il personale.
Gli agenti della Finanza hanno steso un primo circostanziato verbale. Ora si procederà all’esame di tutto quello che qualcuno aveva pensato di nascondere non si sa con quale scopo. Fatto è che questa svolta appare destinata ad aprire nuove indagini su quanto accaduto alla d’Annunzio. Dall’esame dei fascicoli non sarà difficile, intanto, risalire al momento in cui si è deciso di nasconderli e poi anche a dare un’identità a chi ha deciso di far alzare quel muro di carton gesso per nascondere l’armadio e il suo contenuto. Sconcertante anche che tutto sia avvenuto nel totale silenzio, senza che nessuno si sia chiesto il perché di quei lavori fatti in una stanza peraltro assai poco frequentata, visto che è usata solo per sporadiche riunioni. Da considerare anche che l’armadio era stato praticamente murato, sia pure da pannelli di carton gesso, facilmente rimovibili.
Il reato che si configura immediatamente è quello di aver sottratto dagli uffici dell’ateneo documenti che dovevano certamente far parte dei vari carteggi aperti. Potrebbero esserci in ballo responsabilità penali pesanti che potrebbero determinare nuove svolte alle inchieste già in corso e che hanno portato anche a rinvii a giudizio per questioni riguardanti il passato.
Lo scoperta di questa situazione, davvero al limite del credibile, visto anche quello che è il teatro della storia, cioè una università che ha il compito di formare la futura classe dirigente di questo Paese, è destinata a creare nuove pesanti ombre su quello che è stato appunto il passato dell’Ateneo. Perché qualcuno ha deciso di agire in quel modo, creando pertugi segreti per nascondere documenti che sono stati sottratti all’amministrazione dell’ateneo? Qual è stato lo scopo e quali le eventuali responsabilità che si volevano nascondere? Sono le domande alle quali saranno chiamati a rispondere gli inquirenti, dopo che il verbale redatto dalla Guardia di finanza finirà sui tavoli della Procura di Chieti.
Certo è che dopo l'interdizione per sei mesi dell’allora rettore Carmine Di Ilio (che poi si è dimesso, aprendo la strada alle nuove elezioni che hanno portato alla nomina di Sergio Caputi come rettore) e del direttore generale Filippo Del Vecchio, a giudizio per vari reati per la vicenda del palazzetto dello sport tolto al Cus Chieti, la scoperta ultima impone alla nuova dirigenza della d’Annunzio il massimo sforzo per mettere in assoluta trasparenza tutte le situazioni pregresse per eliminare le tante zone d’ombra che hanno segnato nel passato, recente e meno recente, il cammino dell’ateneo. Una sforzo che il professor Sergio Caputi e coloro che ha chiamato a collaborare al suo fianco si sono impegnati a fare. Quanto avvenuto per la storia dell’armadio, ancora tutta da decifrare ma certo indicativa della situazione che c’era, è un primo chiaro segnale che si vuole davvero voltare pagina.
L’attesa ora è per lo svolgimento delle indagini per chiarire il giallo di questo armadio murato, con la possibilità, tutt’altro che remota, che possano venire alla luce altri fatti di cui certamente la d’Annunzio non potrà portare orgoglio.
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