Febbo: il futuro di Chieti ora dipende dal sindaco 

L’assessore regionale: o accontenta Forza Italia o non c’è niente da fare

CHIETI. «Adesso dipende tutto dal sindaco. Forza Italia ha presentato legittime richieste che possono essere legittimamente accolte. Quindi, il sindaco o accontenta Forza Italia o parla con l’opposizione e trova qualcuno che possa aiutarlo». Parola dell’assessore regionale Mauro Febbo ormai in rotta con il sindaco Umberto Di Primio: c’è proprio Febbo dietro i 5 consiglieri comunali ribelli che chiedono le dimissioni dell’assessore Carla Di Biase e, per protesta, non si sono presentati al voto di lunedì scorso sul bilancio. Oltre alla cacciata di Di Biase, le «legittime richieste» comprendono anche la stabilizzazione di 48 precari della Teateservizi. Dopo la seduta sciolta per mancanza del numero legale, l’amministrazione di Chieti si ritrova a un passo dal tracollo: si tornerà in aula lunedì prossimo dalle 9 e, senza un voto positivo, Di Primio cadrebbe.
Il sindaco, autosospeso da Forza Italia, parla di «ricatti di Forza Italia» e dice: «Io le lotte le faccio mettendoci la faccia e il petto e non nascondendomi dietro gli altri. I modi da banda armata non mi appartengono». Febbo risponde e parla per la prima volta della politica teatina travolta dalle liti: «Credo che qualcuno stia utilizzando termini e aggettivi che potrebbero portare il gruppo consiliare da un non voto a un voto contrario», dice. Se i 5 di Forza Italia – il capogruppo Marco D’Ingiullo, Maura Micomonaco, Emiliano Vitale, Maurizio Costa ed Elisabetta Fusilli – votassero contro il bilancio, Di Primio non avrebbe i numeri per resistere: tutti a casa e si tornerebbe al voto.
Al sindaco che gli contesta di nascondersi dietro gli altri e muovere i consiglieri quasi come burattini per «ripicche personali», Febbo risponde così: «Io non mi nascondo proprio dietro nessuno», dice, «io provengo dalla destra e sono abituato fin dall’età di 12 anni, all’epoca del Fronte della Gioventù, a metterci faccia e petto prima degli altri e porto ancora addosso i segni delle botte che ho preso dai comunisti». Di Primio, però, non ha fatto nomi e cognomi: «E invece dovrebbe avere il coraggio di farli», dice Febbo.
È un muro contro muro e nessuno vuole cedere per imporsi come il più forte: Di Primio, dopo 9 anni da sindaco, vuole dimostrare di essere ancora la guida del Comune nonostante i passi falsi per la candidatura sfumata alla Regione e la sconfitta alle elezioni provinciali; Febbo, 5.553 voti alle regionali del 10 febbraio e nominato assessore al turismo, alle attività produttive e cultura, vuole imporsi come un punto di riferimento per la città. Uno scontro aperto: «Se qualcuno», dice Di Primio, «vuole affossare questa città per ripicche personali lo faccia pure ma sarò io poi a mettere i manifesti 6x3 spiegando perché l’ha fatto». Febbo non si scompone: «Ai 6x3 si risponde con la pubblicità sui camion, con le vele, i volantini. E qual è il problema?».