Sfruttamento clandestini, 7 arresti

Contratti di lavoro falsi a 120 cinesi e affitti illegali a trans e prostitute.

CHIETI. Sottoscrivevano contratti falsi con cinesi clandestini che così ottenevano il permesso di soggiorno. E da loro pretendevano dai 7 ai 10 mila euro. E facevano lo stesso con prostitute e viados brasiliani ai quali affittavano alcuni appartamenti a Francavilla.
Ma l’organizzazione è stata sgominata grazie alle indagini della squadra mobile della polizia di stato partite nel gennaio scorso. Dopo un lavoro complesso e di riscontro anche con gli uffici previdenziali, come Inps e ufficio del lavoro, la notte di domenica sono scattati sette arresti, su ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip Marco Flamini e richieste dalla sostituto procuratore Lucia Anna Campo. Hanno partecipato alla operazione, denominata «Oriente» anche la Mobile di Teramo e l’anticrimine di Pescara, per un totale di 80 uomini.

In carcere sono finiti Giovanna Forchetti, una pensionata di 60 anni, di Chieti, residente a Fara Filiorum Petri; il cinese Hu Dongfang, 31, proprietario di due ristoranti a Montesilvano e residente a Città Sant’Angelo; Angelo Finizio, 45 anni, commerciante di materiali edili di Ortona; Regalino De Vincentiis, 35, di Ortona, di professione grafico; Francesco Leccese, pensionato di 68 anni di Chieti, Carlo Viggiani, 49 anni, di Pescara. Ai domiciliari, con la sola accusa di concorso nello sfruttamento dell’immigrazione clandestina, è finito Maurizio Di Sante Marolli, 55 anni, residente a Francavilla, presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro della provincia di Chieti. 23 gli indagati tra cui il titolare di una agenzia immobiliare di Francavilla, 16 le perquisizioni domiciliari.

Le indagini, sono state ricostruite dal capo della Mobile Paolo Monnanni. Il questore Alfonso Terribile ha ribadito l’importanza di aver interrotto una attività criminale in una regione dove recentemente si sta riscontrando un’alta concentrazione di cinesi clandestini. L’ultima operazione è di qualche giorno fa a Teramo. «L’Abruzzo», ha detto il vicequestore aggiunto Monnanni, «rappresenta il ventre molle del centro Italia». L’organizzazione chietina aveva due rami di attività, uno coordinato dal cinese ristoratore che si metteva in contatto con i suoi connazionali anche attraverso Internet e l’altra gestita dalla pensionata ortonese. Per quanto riguarda lo sfruttamento del lavoro nero, gli investigatori hanno calcolato un giro di 120 cinesi che una volta entrati in Italia con un nulla osta, prima facevano domicilio a Bologna, Verona, Prato, eppoi venivano chiamati in Abruzzo dove ottenevano un contratto di assunzione presso alcuni piccoli imprenditori compiacenti della zona - costruttori, carrozzieri - dietro il pagamento di una certa cifra che sarebbe servita anche a pagare i contributi.

Ma le assunzioni erano false, di lavoro neanche a parlarne e le contribuzioni meno che mai erogate, come poi accerterà la Mobile. I cinesi tornavano nelle città di provenienza e lì in condizioni di vita pessime svolgevano altro lavoro nero. L’altro ramo di attività era la prostituzione gestita dalla Forchetti. De Vincentiis, Viggiani e il pensionato Leccese, avrebbero agevolato ingresso e regolarizzazione in Italia di una quarantina di nordafricani e sudamericani falsificando buste paga con la complicità di Marrolli. I tre affittavano a trans e prostitute, all’insaputa dei proprietari residenti fuori Abruzzo, alcuni appartamenti a Francavilla. L’incipit all’inchiesta è stata offerta da alcuni cittadini che hanno denunciato il via vai di clienti.