Glenn Hughes stasera in concerto a Pescara

L'INTERVISTA

Hughes: Deep Purple che passione

Il bassista e cantante della band inglese stasera in concerto al Teatro D'Annunzio di Pescara

Gli anni sregolati e avventurosi da rockstar con i Deep Purple sono alle sue spalle, ma la musica è ancora una passione divorante per Glenn Hughes. Una passsione che porterà il 66enne ex bassista e cantante della band inglese sul palco del Teatro D’Annunzio di Pescara, stasera alle 21, per un concerto tutto dedicato ai classici dei Deep Purple. “Classic Deep Purple Live” (è questo il titolo della serata) vedrà in scena Hughes accompagnato da un trio composto da Soren Anderson alla chitarra, Jesper Bo Hansen alle tastiere e Fer Escobedo alla batteria. Il concerto, organizzato da Alhena Entertainment e Ventidieci, fa parte del cartellone del PeFest 2018, ed è una delle due sole date italiane del suo tour, l’unica nel Centrosud. I biglietti per il concerto sono in vendita nei circuiti TicketOne e Ciaotickets e presso la biglietteria del Teatro D’Annunzio (questi i prezzi comprensivi dei diritti di prevendita: poltronissima numerata, 46 euro; poltrona numerata, 35 euro; e gradinata non numerata, 25 euro). Del suo ieri da rockstar e del suo oggi di appassionato musicista, Hughes parla in questa intervista al Centro.
Le piace ancora esibirsi in concerto?
Sì, molto. Adoro farlo. Il palco è una fonte incredibile di energia. Mi piace lo scambio che avviene fra me e il pubblico. Sono un cantante e un bassista che ama restituire alla gente l’amore che riceve.
Che tipo di musica proporrà al pubblico di Pescara?
I classici dei Deep Purple Mark 3 e Mark 4 quelli della band di cui ho fatto parte. E, sì, ci sarà anche Smoke on the Water anche se non appartiene a quegli anni che sono quelli che vanno dal 1974 al 1976. Perché faccio ancora quelle canzoni? Semplicemente perché mi piacciono e piacciono al pubblico.
È vera la storia secondo la quale l’ex cantante dei Deep Purple, Ian Gillan, le proibì di cantare un altro classico della band, Child in Time?
Non farò in concerto quella canzone, ma non per quello che Gillan dice di me. Non mi interessa assolutamente ciò che Gillan pensa o dice.
Che ricordi ha degli anni con i Deep Purple?
Tanti e bellissimi. È stata un’epoca fantastica: tre album e tre tour mondiali. Molto lavoro, e mai il tempo di rilassarsi.
Quale di quegli album preferisce?
Li amo tutti allo stesso modo. Burn, Stormbringer e Come taste the band.
In quel periodo è stato molto vicino anche a David Bowie durante i suoi anni a Los Angeles. Cosa ricorda di quell’amicizia?
David viveva a casa mia. Lì ha scritto Station to Station. La nostra amicizia è nata ed è cresciuta grazie alla comune passione per il rhythm and blues. David mi chiese anche di partecipare alla registrazione del suo album Young Americans. Ma gli impegni con i Deep Purple mi impedirono di farlo. David mi manca molto, così come manca a tutto il mondo.
Che tipo di musica le piace ascoltare oggi?
Ancora il rhythm and blues. Mi piacciono i gruppi di r&b, soprattutto.
All’inizio degli anni Settanta, per un po’ di tempo, ha vissuto a Roma. Che rapporto ha con l’Italia?
Sì, avevo casa a Roma e a Beverly Hills a Los Angeles. In quegli anni, noi dei Deep Purple vivevamo all’estero a causa delle tasse troppo alte in Gran Bretagna. A Roma ho trascorso due estati, quelle del 1973 e del 1974. Vivevo a Piazza Navona. È allora che ho imparato a conoscere e amare l’Italia, la sua arte, il suo design, il suo cibo. L’Italia mi piace. A febbraio farò un tour di concerti in Italia.
Quali sono i suoi dischi preferiti?
Il Sgt. Pepper’s e Abbey Road dei Beatles e Music of my mind di Stevie Wonder.
È vero che Wonder la definì il migliore cantante bianco di rhythm and blues?
Stevie è un mio amico. Ci siamo conosciuti nel 1974 a Los Angeles quando con i Deep Purple registravamo negli stessi studi. Se ha detto quella cosa di me, è davvero un grande complimento.
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