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Abuso edilizio: imprenditori a giudizio, politici prosciolti

L’AQUILA. Per l’immobile abusivo sequestrato in via Di Vincenzo rinviati a giudizio, per una costruzione che si presume sia stata realizzata senza i necessari permessi, i costruttori Aldo e Marco...

L’AQUILA. Per l’immobile abusivo sequestrato in via Di Vincenzo rinviati a giudizio, per una costruzione che si presume sia stata realizzata senza i necessari permessi, i costruttori Aldo e Marco Del Beato, padre e figlio, il primo titolare della ditta e il secondo direttore tecnico e dei lavori. Insieme ai due imprenditori è stata rinviata a giudizio anche Tiziana Moro, componente della Conferenza dei servizi in rappresentanza dell’ufficio tecnico del Comune. Udienza a gennaio 2013.

Si è celebrata ieri l’udienza preliminare nella quale il giudice Marco Billi ha stabilito per tutti gli altri imputati l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». Escono definitivamente dal processo per presunto abuso edilizio il comandante della polizia municipale Eugenio Vendrame, i dirigenti del settore Opere pubbliche Carlo Bolino e Renato Amorosi, il responsabile dello Sportello unico per le attività produttive, Lucio Nardis e l’ex assessore comunale Ermanno Lisi.

Scagionati, perché ritenuti estranei ai fatti, anche la contitolare dell’azienda, Rosa Dorotea Smargiassi e Giorgio e Marzia Del Beato, che svolgono funzioni di procuratori generali all’interno della ditta edile. La posizione dell’assessore comunale alle Attività produttive Marco Fanfani, pure inizialmente indagato, era stata, invece, stralciata e archiviata nelle prime fasi del procedimento.

L’edificio - destinato ad accogliere alcune attività commerciali da ricollocare dopo il sisma del 2009 - sarebbe stato costruito, secondo l’accusa, ricorrendo ad abusi, omissioni in atti d’ufficio e violazioni in materia urbanistica. Secondo l’accusa, sull’edificio sarebbe mancato, in particolare, il provvedimento di «presa d’atto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA