Avezzano: cento insulti su Facebook alla moglie dell’amante 

Sei mesi di reclusione e risarcimento danni a un’impiegata di banca.  Il legale della vittima: «Sentenza esemplare, i Social non sono un’arena»

AVEZZANO. Sei mesi di reclusione per un’impiegata di banca di Avezzano, finita sotto processo per diffamazione aggravata. La donna, Lubna Sahbun, 37 anni, aveva utilizzato il proprio profilo Facebook per riempire di insulti l’ex moglie del suo amante. La sentenza è stata emessa dal giudice Marco Sgattoni del tribunale di Avezzano. In aggiunta alla condanna a sei mesi di reclusione, deve risarcire anche il danno, con una provvisionale di 2mila euro, al cui pagamento è subordinato il beneficio della libertà condizionale, oltre alle spese processuali. Secondo l’accusa, la 37enne per mesi aveva pubblicato sul proprio profilo del social network oltre 100 righe di insulti, parolacce e frasi offensive di ogni genere nei confronti della ex moglie di quello che era stato l’amante della Sahbun. I fatti risalgono al 2011 e lo scritto è stato visibile sul profilo della Sahbun, nella sezione “informazioni” aperta a qualsiasi utente di Facebook, dall’agosto del 2011 fino al febbraio del 2012. Una lettera aperta in cui non era rivelato il nome dell’interessata, ma ciò non è bastato a evitare l’accusa di diffamazione. Infatti, la donna offesa, difesa dall’avvocato Crescenzo Presutti, per nulla intimorita, ha deciso di tutelare la propria onorabilità con l’unico strumento che il vivere civile consente: la legge. La vittima degli insulti, pertanto, ha prima denunciato i fatti alla polizia postale (che aveva provveduto a far bloccare il profilo) e poi si è costituita parte civile. «Un processo conclusosi con una sentenza esemplare», sottolinea l’avvocato Presutti, «che rappresenta un passo importante verso la sensibilizzazione di molte persone che considerano i social network un’arena in stile Far West nella quale dare sfogo a qualsiasi istinto, nascondendosi dietro un monitor per lasciarsi andare a modi incivili e spesso gratuiti, che mai adotterebbero faccia a faccia». Nella lettera, la donna, di origine straniera ma da molti anni residente ad Avezzano, si rivolgeva apertamente e senza alcun fraintendimento, come sostenuto dall’accusa, alla moglie di quello che era il suo amante. Nello scritto, oltre a offese e parolacce, anche schietti riferimenti sessuali legati alla sua storia. La Sahbun si era difesa sostenendo che la lettera era rivolta a un’altra donna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA