Avezzano, muore in ospedale a 40 anni: l’Asl paga 1,5 milioni di euro

Risarcimento danni a genitori e fratelli di una donna: uccisa da un’emorragia poche ore dopo l’intervento chirurgico

AVEZZANO. Morta all’età di 40 anni per un’emorragia dopo un intervento chirurgico. La donna, come accertato dalla perizia del professor Giorgio Marcelli dell’ospedale romano San Camillo-Forlanini, non ha avuto l’adeguata assistenza: «La complicanza emorragica non è stata affatto intercettata. E questo è avvenuto perché, come emerge dalla documentazione clinica, la sorveglianza del decorso post-operatorio è stata ben al di sotto di qualunque standard minimo accettabile, anche per un intervento routinario di chirurgia ginecologica benigna. Incomprensibile per un intervento di alta chirurgia oncologica». Motivazioni che hanno spinto il giudice Francesco Lupia del tribunale civile di Avezzano a condannare l’Asl a un maxi-risarcimento a favore dei genitori e dei fratelli di P.D.R., di Civitella Roveto, tutti assistiti dall’avvocato Berardino Terra. Il danno è stato quantificato in un milione e mezzo di euro.
Nel luglio 2009, al termine di una visita, la donna scoprì di avere alcune cisti di grandi dimensioni. Il 20 dello stesso mese fu sottoposta a una Tac. A settembre il medico che prese in cura la paziente comunicò la necessità di un intervento chirurgico. Operazione che fu eseguita il 14 settembre. Alle 2.40 del 15 settembre la morte per anemia acuta metaemorragica. I familiari della 40enne presentarono una denuncia e scattò l’inchiesta della Procura. Tanto che vennero acquisite le cartelle cliniche.
Due medici e due infermieri furono iscritti nel registro degli indagati.
Stando alla denuncia dei familiari, la donna non ricevette una adeguata assistenza dopo l’operazione.
Tra l’altro, sempre stando alle accuse «non è stato correttamente posizionato il drenaggio, condotta che se correttamente eseguita avrebbe consentito il funzionamento del drenaggio e, quindi, reso immediatamente palese l’esistenza di un sanguinamento (rendendo così possibile un intervento chirurgico tempestivo)». Ad avvalorare le tesi dell’accusa, poi, «la mancata trascrizione di prestazioni mediche nella diaria infermieristica e nel diario clinico». Visto che «l’annotazione delle prestazioni effettuate costituisce per il personale medico e infermieristico oggetto di un preciso obbligo normativo». E, infine, «l’ampio arco di tempo intercorso tra i controlli e il decesso della paziente esclude che possa riconoscersi ad essi il carattere della continuità, della regolarità e della tempestività».
Nel processo penale, medici e infermieri sono stati prosciolti per prescrizione.
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