Il crocifisso nell'aula consiliare del Comune de L'Aquila

L'Aquila

Crocifisso riappeso in Comune, Biondi: è la nostra identità 

L’ex sindaco Cialente: «Nessuno l’ha tolto». Mancini: «Non occorre votare»

L’AQUILA. Nell’aula consiliare del comune dell’Aquila, dove una libera assise civica ha votato la laicità dello Stato, togliendo il crocifisso, il nuovo sindaco di centrodestra Pierluigi Biondi ha reintegrato l’immagine sacra.
Visto che ci è voluto il voto di un consiglio comunale per toglierlo, la domanda che molti ora si pongono è: occorre un’altra votazione per far rientrare ufficialmente il crocifisso nell’aula consiliare? A quanto pare no. E vediamo perché.
CHI L’HA RIAPPESO? Questo resta un mistero e il sindaco Biondi non lo dirà neppure sotto tortura. Fatto sta che lunedì mattina, quando si è insediato il nuovo consiglio comunale, l’immagine di Gesù appeso alla croce era tornata al suo posto, cioè al centro dell’aula alle spalle dei banchi di sindaco, assessori e segretario generale.
«La cosa che mi dispiace è che si vuole attribuire una funzione quasi burocratica al crocifisso e non una scelta che non ha violato la laicità dello Stato», dice il sindaco Biondi.
«Il crocifisso è simbolo delle nostre identità, civiltà e spiritualità. Ma è anche un simbolo di rispetto, di solidarietà e di aiuto per il prossimo», aggiunge. «Gesù si è fatto crocifiggere per la redenzione dei peccati di tutti. Se ci si crede o no, non è importante. Non dimentichiamo che, in nome del crocifisso, nazioni importanti che passano per scuola di democrazia hanno massacrato migliaia di innocenti».

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CIALENTE D’ACCORDO...? «Chiariamo un punto», dice l’ex sindaco Massimo Cialente, sotto la cui amministrazione è stato tolto il crocifisso dall’aula consiliare, «l’immagine sacra non è stata tolta dall’aula. Quando sono stati fatti i lavori per la nuova sede a Villa Gioia, dopo più di un anno e mezzo, il crocifisso non è stato riappeso per una dimenticanza, nessuno se n’era accorto. Ma Roberto Tinari, allora consigliere di opposizione del centrodestra (e ora presidente dell’assise civica, ndr) poi ne fece una questione politica e ci attaccò sui giornali, chiedendo una posizione ufficiale della giunta. L’esecutivo rimise la decisione al consiglio comunale, che votò una mozione, presentata dallo stesso Tinari, respingendola (il risultato fu 15 a 15, ma in quel caso vince la maggioranza che rappresenta l’amministrazione)».
«Oggi», conclude Cialente, «sarebbe strumentale, come lo è stato allora, fare una battaglia per far togliere il crocifisso. Anzi, sono contento che l’abbiano rimesso, così tutte le volte che si parlerà sotto quel simbolo, si dovranno rispettare i valori del Vangelo e dei Dieci Comandamenti che, essendo cristiano cattolico praticante, conosco benissimo. E uno dei problemi è quello dei profughi. Mi auguro che qualunque decisione prenda la maggioranza, sia dettata proprio da quei valori espressi nel crocifisso. Per questo sono contento che l’abbiano riappeso in aula».
MANCINI IL “TECNICO”.
«Dico solo che il crocifisso in aula non è un problema», afferma Angelo Mancini, che siede sui banchi dell’opposizione di centrosinistra e che del consiglio comunale è vicepresidente, in quota minoranza.
«E non occorre nessuna votazione per reintegrarlo, perché è stato tolto con una mozione e una mozione non è una delibera, ma solo un atto di indirizzo. Quindi quello che ha fatto la nuova amministrazione dal punto di vista tecnico è corretto, non occorre nessun altro atto. Sono stato preside al Liceo Classico e quando eravamo al Cotugno c’era il crocifisso – il ministero lo fornisce come “arredo” – e nessuno ha detto nulla. Quando ci trasferimmo a Palazzo Quinzi il crocifisso non c’era. E nessuno disse nulla».
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