L'Aquila, promotore finanziario a giudizio per truffa 

Risparmiatore raggirato con gli assegni, ad aprile 2013 la vicenda approda davanti al giudice

L’AQUILA. «Ridammi quell’assegno perché la cifra è sbagliata». Ma il risparmiatore, che «per sicurezza» aveva firmato al promotore finanziario anche una distinta di pagamento in bianco, il nuovo assegno con la cifra corretta non lo avrebbe rivisto più. E neppure i soldi. Con l’accusa di truffa il 43enne aquilano Roberto Piccinini comparirà davanti al giudice monocratico del tribunale il 15 aprile 2013.

Il sostituto procuratore della Repubblica Antonietta Picardi ha disposto a suo carico la citazione diretta a giudizio in relazione ad alcuni fatti risalenti al periodo compreso tra novembre 2005 e gennaio 2006. Secondo quanto contenuto negli atti del procedimento, l’imputato è accusato di aver raggirato un suo cliente avvicinato in occasione di un prestito. Stavolta la tipologia della truffa per la quale è imputato il 43enne era collegata a una particolare modalità di concessione di un finanziamento, per conto di una società campana formalmente in regola. Il promotore sotto accusa avrebbe pertanto fatto credere alla persona offesa che avrebbe ottenuto un finanziamento agevolato in due tranche di diverso importo. Lo stesso cliente gli avrebbe consegnato sia un assegno sia alcuni moduli firmati in bianco tra cui una distinta da presentare in banca. A questo si aggiungevano la copia del documento e del codice fiscale acquisiti per istruire la pratica.

L’imputato, al momento della consegna degli assegni, eccepiva un errore nella cifra riportata. A quel punto il cliente si faceva convincere a consegnarne indietro uno in attesa di ricevere quello con la cifra esatta, cosa che puntualmente non avveniva. L’assegno veniva firmato sul retro e un’altra firma veniva apposta anche su un modello per la banca. A quel punto, facendo ricorso ad alcune conoscenze, l’imputato riusciva a farsi cambiare l’assegno con denaro contante da un istituto di credito che prima del sisma aveva lo sportello in centro storico. Qui l’operazione sospetta veniva perfezionata senza incontrare troppi ostacoli. I dati del cliente, mai presente durante le operazioni bancarie allo sportello, venivano riportati sul modulo formalmente compilato in maniera corretta. Così, mentre il cliente non rivedeva più il vecchio assegno, i contanti prendevano un’altra strada. La vittima si è rivolta al suo avvocato di fiducia, Fabio Cassisa, per denunciare l’accaduto. A quel punto è scattata l’indagine che è stata particolarmente approfondita. La complessa vicenda è stata ricostruita anche attraverso il racconto di alcuni testimoni.

Non è la prima volta che lo stesso promotore finanziario finisce nei guai per vicende analoghe avvenute in città dal 2004 in poi.

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