CELANO

Misteriosa strage di mucche nel Parco Sirente Velino 

Sette bovini trovati morti, allevatori in allarme. Ispezione coi cani antiveleno, si ipotizza un’infezione letale. La Asl consiglia un trattamento antibiotico

CELANO. C’è apprensione tra gli allevatori del Parco regionale Sirente Velino per la misteriosa morte di mucche. Sette le carcasse trovate ieri mattina in una zona di pascolo sul monte Cornacchia tra Celano e Aielli. Sono scattate tutte le procedure per scoprire che cosa possa aver provocato la morìa di animali apparentemente sani. È escluso che i bovini siano morti dopo la caduta di un fulmine perché sulla pelle non ci sono segni di bruciature. Oggi i carabinieri forestali di Assergi perlustreranno l’area con i cani antiveleno alla ricerca di eventuali tracce di sostanze nocive. Ma anche l’ipotesi di un avvelenamento indotto dall’uomo appare al momento molto remota.
Sui resti delle mucche morte, di proprietà di due imprenditori di Celano e di un allevatore di Aielli, sono stati eseguiti una serie di prelievi di organi e tessuti. Alcune carcasse erano state già attaccate dai grifoni o da altri animali selvatici.
Sul posto sono intervenuti il veterinario della Asl Avezzano Sulmona L’Aquila, Nicola Pisegna Orlando, il veterinario del Parco Sirente Velino, Giuseppe Cotturone, e Stefania Salucci dell’Istituto zooprofilattico con sede nella borgata avezzanese di Caruscino. Presente anche Giancarlo Sociali della polizia locale di Aielli.
Gli esperti hanno eseguito controlli anche su altri animali al pascolo.
Gli animali potrebbero essere morti a causa della gangrena gassosa, un’infezione acuta che si sviluppa rapidamente in particolari condizioni climatiche. Il servizio veterinario diretto da Mario Mazzetti sta valutando se adottare, nelle prossime ore, un’ordinanza per imporre una vaccinazione o un trattamento antibiotico agli allevatori che hanno il bestiame al pascolo nella zona di monte Cornacchia. Una precauzione che potrebbe limitare i danni.
«Suggeriamo una profilassi antibiotica in attesa di avere il responso delle analisi», sottolinea il medico veterinario Pisegna Orlando, «soltanto in questo modo si potrebbe limitare la possibile diffusione. La gangrena gassosa può svilupparsi in caso di piogge intense seguite dal gran caldo, come avvenuto pochi giorni fa. In altre zone della Marsica il trattamento antibiotico viene fatto da anni proprio per scongiurare simili infezioni. Da precisare che non vi è alcun pericolo per l’uomo».
Le sette carcasse dei bovini, nel frattempo, sono state interrate.
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