Muore dopo odissea di ricoveri Due medici finiscono nei guai 

Vittima una donna di Campli di 68 anni, i familiari presentano una denuncia e scatta l’inchiesta Gli avvisi di garanzia inviati a professionisti di una Rsa di Scoppito e dell’ospedale di Sant’Omero  

L’AQUILA. Sarà un’inchiesta della Procura teramana ad accertare eventuali responsabilità per la morte di Annamaria Marchetti, una 68enne di Campli deceduta a dicembre dell’anno scorso all’ospedale di Atri dopo un’odissea di ricoveri in varie strutture. Il fascicolo del pm Greta Aloisi è scattato dopo la denuncia dei familiari. Due i medici indagati per omicidio colposo, atto dovuto dopo la decisione di disporre l’autopsia (eseguita dal medico legale Cristian D’Ovidio) e che consente a tutti di nominare un proprio consulente in presenza di un accertamento irripetibile come, appunto, un’autopsia.
Si tratta di un medico dell’ospedale di Sant’Omero e di un neurologo in servizio nell’area di medicina riabilitativa del presidio ospedaliero di Villa Letizia di cui fa parte la Rsa Villa Dorotea di Scoppito.
Nel primo caso si tratta dell’ospedale in cui la donna è stata ricoverata per la prima volta a marzo e nel secondo della Rsa dell’Aquila dove è rimasta per quattro mesi. I familiari della donna, tramite il consulente Modestino D’Aquino, si sono affidati ai legali della società Studio 3A. Ed è proprio la società che, in una nota, ricostruisce i passaggi della vicenda. «L’odissea di Annamaria inizia il 23 marzo del 2018 quando, con vomito e forti dolori addominali, viene ricoverata all’ospedale di Sant’Omero», si legge nella nota. «La paziente esce fisicamente debilitata il 27 maggio con la diagnosi di demenza cerebrale degenerativa e parkinsonismo». All’inizio di giugno la donna viene portata dai familiari all’ospedale di Teramo, dove viene ricoverata nel reparto di Medicina. «Qui», continua la nota, «le diagnosticano e finalmente le curano un’infezione da Helicobacter. Di qui viene trasferita in psichiatria dove, essendo caduta in depressione, inizia una cura con psicofarmaci. Il 15 giugno, avendo bisogno di assistenza 24 ore su 24, la paziente viene trasferita al centro riabilitativo Villa Dorotea dell’Aquila, ma qui le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno». Nel mese di ottobre i familiari decidono di farla uscire dalla Rsa aquilana e di portarla all’ospedale di Teramo. «Qui», si legge nella nota, «le curano la piaga all’osso sacro che ha raggiunto il quarto stadio e che sta andando in setticemia. La paziente sembra riprendersi, gli psicofarmaci vengono ridotti e la donna arriva a masticare da sola». A novembre viene dimessa con assistenza domiciliare integrata, ma ha un blocco renale. Viene nuovamente portata all’ospedale di Teramo e ricoverata prima in Medicina e poi in Nefrologia. Successivamente viene trasferita all’ospedale di Atri, dove muore l’8 dicembre.(d.p.)
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