Sanità, liste d'attesa infinite all'ospedale dell'Aquila

Viaggio nell’odissea quotidiana degli utenti dell’ospedale: visita senologica tra 8 mesi, 330 giorni per un vaccino e code interminabili anche per fare una Tac

L’AQUILA. Una sanità lumaca. Tempi di attesa biblici, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, per esami e visite ambulatoriali. Si va dai quattro mesi a circa un anno, secondo le specialistiche. Quello delle liste di attesa è, da anni, il vero tallone d’Achille dell’azienda sanitaria dell’Aquila, nonostante i provvedimenti adottati di recente, come la distribuzione interprovinciale e il servizio di recupero delle prenotazioni. E fioccano le proteste, con gli utenti che lamentano il rischio di «mancanza di prevenzione, laddove per un esame strumentale si devono attendere anche sette mesi».

LISTE DI ATTESA. A parlare sono i dati raccolti, che non consentono interpretazioni. Alcuni cittadini si sono rivolti al Centro evidenziando le principali criticità. A oggi, l’attesa per una semplice Tac è di quattro mesi, come per una visita al centro cefalee ritenuto, tra l’altro, una delle eccellenze dell’ospedale aquilano. L’appuntamento per la risonanza magnetica alla colonna è a fine aprile 2017, mentre per la mammografia si arriva a maggio del prossimo anno. Stesso periodo per la visita geriatrica reumatologica a un anziano paziente, che evidenzia «l’attesa eccessiva, per un esame prioritario, visto il precario stato di salute in cui mi trovo». E ancora, occorrono sette mesi per una risonanza magnetica neurologica. Le visite senologiche sono ferme, invece, ad agosto 2017, eccezion fatta per le urgenze individuate con apposito codice dal medico curante. Per un accertamento particolare come la mineralometria, che rileva i valori legati all’osteoporosi, l’appuntamento è a dieci mesi. Prenotando oggi, viene fissato dal Cup a fine ottobre. Altre segnalazioni riguardano i vaccini per la meningite. Il richiamo, dopo la prima somministrazione ai bambini, non viene effettuato prima di undici mesi. «Se invece si sceglie di prenotare la vaccinazione intramoenia, pagando 15 euro», fa notare una mamma, «è possibile anticipare la somministrazione della seconda dose di almeno sei mesi. È assurdo che il posto sia disponibile solo per chi paga la tassa aggiuntiva».

PRENOTAZIONI CUP. A raccogliere le richieste degli utenti è il Cup (Centro unico di prenotazione), che le smista su scala provinciale. Il meccanismo è semplice: per affrettare i tempi di un esame diagnostico, specialmente i più richiesti, o una vista specialistica, si può scegliere di effettuare il controllo in un ospedale qualunque dell’Asl, dove risulta il primo posto disponibile. Il San Salvatore ha una mobilità attiva molto alta, che fa slittare le prenotazioni di mesi. Spostandosi a Sulmona, l’attesa diminuisce di molto. «È assurdo, in un territorio vasto come il nostro», sottolinea una paziente che necessita di una mammografia, «doversi spostare di chilometri per anticipare quelli che dovrebbero essere controlli di routine, soprattutto in nome della prevenzione».

CLASSI DI PRIORITÀ. Una corsia preferenziale è riservata alle cosiddette classi di priorità per gli accertamenti urgenti. Un esempio è quello dei malati oncologici, ma non solo. Il medico di base, qualora lo ritenga necessario, può inserire un apposito codice di priorità sulla richiesta, che consente di effettuare l’esame entro 72 ore, dieci giorni o due mesi al massimo, secondo l’urgenza. Di recente, le organizzazioni sindacali hanno sollecitato nuovamente il manager Asl Rinaldo Tordera «a prendere adeguati provvedimenti per eliminare le liste di attesa in tutta l’azienda sanitaria, con particolare riferimento al San Salvatore, e per garantire agli utenti servizi sanitari fondamentali». I sindacati hanno chiesto anche un potenziamento e una migliore distribuzione del personale.

PRONTO SOCCORSO. Attese estenuanti per i pazienti, anche al pronto soccorso, dove il reparto di Osservazione breve, dotato di sei posti letto e istituito proprio per smistare le emergenze e tenere sotto controllo i malati prima dell’eventuale ricovero, è rimasto chiuso da febbraio a ottobre. Pochi i medici, gli infermieri e gli ausiliari, per far fronte alla copertura di tutti i turni necessari.

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