Avvocati, 5 donne nel nuovo consiglio guidato da Di Campli

Il gruppo del presidente uscente batte 13 a 2 gli sfidanti guidati da Rodriguez. Decisivo lo scarto dei voti di lista

PESCARA. Tredici a due: è un cappotto quello che la lista «Essere avvocati 2015” del presidente uscente Donato Di Campli rifila ai suoi sfidanti Ernesto Torino Rodriguez (che pure con la sua lista «Un nuovo consiglio» prende due posti), e Fiorello Tatone a cui invece non bastano i 125 voti «incentrati», come precisa lui, «sulla mia persona, senza usufruire dei voti di lista come gli altri». E in effetti, a leggere i numeri, sembra che la differenza l’abbiano fatta proprio i voti di lista che ognuno dei candidati delle rispettive coalizioni ha aggiunto al risultato personale: 246 sono stati i voti raccolti dalla lista di Di Campli e 95 quelli della lista guidata da Torino Rodriguez il quale, insieme con Marco Coco, il più votato della sua coalizione, è riuscito a superare il gap dei voti di lista avversari, guadagnando due posti in Consiglio, proprio grazie al «pieno» personale di 445 voti per Coco e 389 per Rodriguez.

Ma di fatto, dopo una campagna elettorale molto sentita e spesso giocata con il porta a porta, il nuovo consiglio dell’Ordine degli avvocati prende forma alle due di domenica notte quando finisce lo spoglio che conferma Di Campli presidente (anche se formalmente sarà eletto nella prima riunione del Consiglio in programma tra mercoledì e giovedì) e decreta l’ingresso, per la prima volta, di cinque donne. Sono Chiara Sabatini (quinta degli eletti), Monica Galasso, Filomena Mancinelli, Elena Di Bartolomeo e Carla Tiboni che, come tiene a precisare Di Campli, «sono entrate direttamente con le loro forze, senza far ricorso alle quote rosa. Tanto che sarebbe auspicabile», si augura Di Campli, «che una delle cariche di vice presidente, segretario o tesoriere andasse proprio a una di loro». Ma è il risultato tutto che fa felice il nuovo presidente che, dopo i tre anni del vecchio mandato si appresta a guidare l’Ordine con i suoi 1.680 iscritti per altri quattro anni. «Ci sono cose iniziate da portare a compimento, ma tante idee nuove da portare avanti», dice subito.

«Vogliamo che l’avvocatura, nel contesto cittadino e regionale, sia una componente sociale forte. L’avvocato è anche intelligenza a servizio della comunità, forza motrice dell’economia di cui vogliamo essere protagonisti e non comprimari». Un percorso che, per Di Campli, non può non partire da «un’avvocatura indipendente, che rivendica un ruolo forte nell’amministrazione della giustizia». Soddisfatto per com’è andata («meglio dell’altra volta quando entrammo in nove della stessa lista»), Di Campli rivendica autonomia e indipendenza dell’avvocatura: «Il voto per la nostra lista è stata una rivendicazione di indipendenza rispetto a pressioni esterne. In questa campagna elettorale si sono inseriti rappresentanti del mondo politico ed economico facendo pressioni per un certo tipo di voto», denuncia, «invece l’avvocatura ha rivendicato la propria indipendenza perché possa svolgere il suo compito davanti ai giudici e al magistrato. Un avvocato indipendente è un avvocato forte».

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