Doping con ricette false, due arresti

Anabolizzanti dalle farmacie ospedaliere alle palestre di body building, dodici indagati

 MONTESILVANO. Usavano ricettari rubati e falsi timbri di medici inesistenti per ordinare anabolizzanti nelle farmacie ospedaliere. Poi li rivendevano ad appassionati di culturismo e gente che faceva gare di body building.  È con questa accusa che ieri due persone sono finite agli arresti domiciliari e quattro hanno avuto l'obbligo di dimora nell'ambito di una inchiesta dei carabinieri del Nas di Pescara guidato dal comandante Marcello Sciarappa. Il gip Luca De Ninis, su richiesta del pm Mirvana Di Serio ha disposto gli arresti domiciliari per Fabio Leone, 31 anni, nato ad Atri e difeso dall'avvocato Luca Sarodi, e Fabrizio Comignani, 39 anni, nato a Pescara, residenti a Montesilvano. L'obbligo di dimora è invece scattato per Stefano Di Muzio, 28 anni, Davide Orsini, 29 anni e Daniele Leanza, 33 anni, residenti a Chieti, e per Mirco D'Orazio, di Bucchianico ma domiciliato a Montesilvano.  Il gip ha invece disposto l'obbligo di firma per Cristian Di Giulio, 37 anni, residente a Città Sant'Angelo e indicato nell'ordinanza come titolare della palestra Iron Gym di Montesilvano, e per un'altra persona che non è stata ancora rintracciata.  Nell'inchiesta sono indagati anche Adriano Romanelli, 28 anni di Atri, Pierluigi Calderoni, 33 anni di Francavilla, Tony Falcone, 39 anni di Montesilvano e Piercarlo Di Tonno, 36 anni di Montesilvano, accusati di aver acquistato o ricevuto dopanti.  Leone, Comignani, D'Orazio, Leanza, Orsini e Di Muzio sono tutti «praticanti e partecipanti a competizioni sportive di body building ben inseriti nell'ambiente delle palestre» in cui si pratica questa disciplina. E proprio grazie al fatto di frequentare questo circuito per gli investigatori riuscivano a trovare clienti per gli anabolizzanti che si procuravano illegalmente dalle farmacie ospedaliere di Pescara, Penne, Popoli, Atri e Chieti. Ed è proprio dalle segnalazioni dei farmacisti ospedalieri che è partita l'inchiesta.  L'organizzazione, di cui Leone e Comignani per gli inquirenti erano i promotori, si procurava ricettari medici rubati o autenticava ricette con timbri rubati a medici reali o direttamente fabbricati con i nomi di medici inesistenti. Con queste ricette, poi, varie persone si presentavano nelle farmacie ospedaliere per ordinare il Genotropin, un farmaco a base di ormone della crescita che si può avere appunto solo tramite ospedale e altre sostanze dopanti.  Secondo i Nas con le 5000 ricette trovate durante le perquisizioni effettuate a maggio del 2009, durante le quali sono state trovate anche 7 mila fiale di dopanti, l'organizzazione avrebbe potuto ordinare farmaci per 200 mila euro e quindi creare un danno patrimoniale pari a questa cifra al Servizio sanitario nazionale. I sei membri dell'organizzazione sono accusati di associazione a delinquere, ricettazione, falso, assunzione, procacciamento e commercializzazione di dopanti e truffa aggravata.

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