1992, oro di Barcellona con il figlio Amedeo

Ha scalato la gloria fino all’oro olimpico

Carriera unica: da giocatore conquista la B con il Pescara, da consigliere federale successi ovunque

PESCARA. Tre scudetti datati 1987, 1997 e 1998, cinque coppe Italia, una coppa dei Campioni, tre Coppe delle Coppe, una coppa Len e due Supercoppe con il Pescara. L'oro olimpico a Barcellona 1992, i mondiali di Roma 1994, gli europei a Sheffield 1993 e Vienna 1995, i Giochi del Mediterraneo in Grecia nel 1991 e Francia nel 1993, la Coppa Fina ad Atene '91 e la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996 con la Nazionale italiana allenata da Ratko Rudic, ma anche le medaglie d'argento agli Europei e Giochi nel Mediterraneo nel 2001 con Alessandro Campagna alla guida del Settebello. E' ricco e variegato l'albo d'oro di Gabriele Pomilio, deus ex machina della pallanuoto pescarese.
L'ha fondata con un gruppo di amici, su tutti Carlo Prandstraller e Luciano Bonnici, e ne ha ricoperto tutte le cariche possibili e immaginabili, da atleta, tecnico e presidente, da general manager a consigliere federale fino a ideare quella per bambini con il progetto Haba Waba Festival. Da ragazzo ha giocato con il Pescara in serie C, davanti allo stabilimento Alcyone, con il Civitavecchia in serie B e dal 1957 al 1961 con la As Roma in serie A, dove come compagno di squadra ha avuto il compianto Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer.


Il suo battesimo nel campionato Allievi fu tutto da ricordare: un sonoro ko con la Lazio per 21-1, ma quell'unico gol lo firmò proprio Gabriele Pomilio su passaggio di Luciano Bonnici, poi fedele segretario nella struttura delle Naiadi. Nel 1968, quando venne inaugurato l'impianto pescarese dietro la bella pineta rivierasca quasi al confine con Montesilvano, Pomilio è l'allenatore della Libertas Pescara. In poche stagioni, prima da solo e poi insieme all'ex nazionale Maurizio Mannelli, porta la squadra della sua città dagli inferi della Promozione fino al torneo di serie C, ponendo le basi per un futuro eccezionale.


Arriva il 1973 e giunge il primo tecnico straniero: si tratta di uno slavo, come slavo sarà quell'Ivo Trumbic capace di vincere il primo scudetto. Questo slavo è Ivo Bucevic che conduce la squadra verso un ambito professionistico come la serie B. Ora Gabriele Pomilio, che nel frattempo aveva mantenuto ben stretta la calottina, decide davvero di smettere con la pallanuoto giocata per lavorare esclusivamente dietro le quinte. Si punta alla massima categoria con un programma quinquennale e si affiancano al progetto l'olimpionico di Roma '60 Geppino D'Altrui e Mario Bernardi, storico preparatore atletico dei tanti trionfi.


Il salto di qualità avviene grazie al patron Pietro Scibilia che nel 1978, sotto il marchio Gis, conquista per la prima volta la serie A. E' la squadra del ''Caimano'' Eraldo Pizzo e dei pescaresi Fabrizio D'Onofrio, Nicola Briga e Maurizio Gobbi. Entrano in società gli uomini Benetton Santomo e Pilota e l'allora Sisley ne trae beneficio riempiendo di trofei la propria bacheca. Estiarte, Marsili, Misaggi e Marco D'Altrui, figlio di Geppino, regalano successi su successi.
Ma arrivano anche i primi problemi che Gabriele Pomilio risolve brillantemente. La vicenda delle Naiadi nei primi anni 90 costringe l'allora Giollaro a emigrare a Chieti e Avezzano. Nonostante ciò, Pescara torna nuovamente sul tetto d'Italia e d'Europa grazie al carattere del massimo dirigente, sempre pronto a lottare contro poteri forti e burocrazia.


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