L'ex sindaco di Farindola Massimiliano Giancaterino ieri in Procura (foto Giampiero Lattanzio)

Hotel Rigopiano, l'ex sindaco dal pm: «La Prefettura non segnalò più i rischi» 

Massimiliano Giancaterino interrogato ieri in Procura spiega perché con lui dopo il 2005 non si riunì più la commissione valanghe a Farindola

PESCARA. È stato il giorno dell’ex sindaco di Farindola Massimiliano Giancaterino ieri in Procura dove, invece, non si sono presentati all’interrogatorio - per scelta degli avvocati che hanno chiesto una differita - l’attuale sindaco Ilario Lacchetta e il tecnico comunale Enrico Colangeli e il geologo Luciano Sbaraglia, tra i 23 indagati per le ventinove vittime della valanga di Rigopiano.
Amministratore proprio negli anni in cui è stato ristrutturato e inaugurato l’hotel Rigopiano, da giugno 2004 a giugno 2009, Giancaterino ha parlato per quasi due ore davanti al procuratore capo Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia soffermandosi essenzialmente sulle due questioni che gli vengono contestate: la commissione valanghe, che a Farindola non è stata più riunita dal 2005, e la mancata approvazione del Piano regolatore a cui era allegata la relazione tecnica del geologo Angelo Iezzi, relazione secondo cui, sulla base delle statistiche degli ultimi 50 anni, quel sito era valanghivo. Approvando il Prg, hanno ipotizzato gli investigatori, il Comune avrebbe dovuto tener conto di quella relazione e, dunque, anche di quanto stabiliva. E cioè: «La definizione della pericolosità da valanghe, attraverso studi ad ampio raggio che consentano, per le infrastrutture previste, in special modo nel caso di vie di comunicazione, la scelta di un certo tipo di tracciato e/o eventuali presidi a difesa delle stesse o, addirittura, la rinuncia al tracciato stesso».
COMMISSIONE VALANGHE
Per spiegare perché la commissione valanghe ha smesso di essere convocata a Farindola dal 2005 in poi, Giancaterino ha ricostruito, assistito dagli avvocati Vincenzo Di Girolamo e Paolo Grugnale, tutti i passaggi necessari alla convocazione.
E cioè: il corpo Forestale competente sul territorio inviava il bollettino neve alla Prefettura; la Prefettura decifrava i dati contenuti in quel bollettino e, da questi, rilevava le località interessate dal possibile rischio valanghe. A quel punto, la stessa Prefettura diramava ai singoli Comuni interessati dal rischio, l’invito a convocare la commissione valanghe. Verosimilmente, ha fatto presente Giancaterino ai magistrati, considerando che la Prefettura dopo il 2005 non ha più inviato al Comune di Farindola l’invito a riunirsi, c’è da ritenere che non si fosse più verificato un pericolo valanghe in quel distretto geografico. O se c’era stato, non è mai stato comunicato al Comune. Tenendo però presente, come ha sottolineato lui stesso tornando a ritroso con la memoria, che quelli furono anni particolarmente caldi e asciutti, ragione per cui è possibile ricostruire a posteriori che la prefettura non avesse individuato il presupposto per sollecitare la convocazione della Commissione. Cosa avvenuta, al contrario, come ha indicato Giancaterino riferendosi a una nota presente nello stesso fascicolo di indagine, che ad alcuni paesi della Maiella furono invece spediti gli inviti a riunire la commissione valanghe proprio all’esito dei bollettini Meteomont.
PRG E RISCHIO VALANGHE
Quanto alla mancata approvazione del Prg, con allegato lo studio del geologo Iezzi che individuava un rischio valanghe in quella zona, l’ex sindaco si è soffermato sull’aspetto politico e su quello tecnico. Essendo un piano di programmazione generale che doveva rispondere agli interessi della popolazione, Giancaterino ha spiegato che il suo obiettivo era che fosse condiviso da tutto il Consiglio e non solo dalla maggioranza. Cosa che non è avvenuta a causa di un dibattito che ha fatto procrastinare i lavori al punto che il Prg non è stato più approvato.
Sulla questione dei rischi contenuti nella relazione di Iezzi allegata allo studio per il nuovo Prg avviato dal sindaco precedente De Vico (che sarà ascoltato in Procura il 19 dicembre), Giancaterino ha fatto presente che quello studio individua un rischio valanghe che si colloca tra i 1.800 e i 2000 metri come zona di distacco, e tra i 1.800 e i 1.600 come fascia in cui si arresta la neve. Dunque, ha rimarcato, un rischio valanghe per Rigopiano, a 1.200 metri di altezza, non era mai stato paventato. Tenendo presente che lo studio Iezzi indica, come zona di attenzione, le strade e la viabilità. L’unico vero limite, ha sottolineato Giancaterino, avrebbe dovuto evidenziarlo la Carta di localizzazione dei pericoli da valanghe imposta da una legge del ’92 e mai realizzata dalla Regione.