La folla in processione lungo le vie del paese

SAN NUNZIO / UN MESE DOPO LA CANONIZZAZIONE

L’aureola benedetta e il giglio per il santo di Pescosansonesco / VIDEO

Solenne cerimonia con la messa celebrata dall’arcivescovo Valentinetti nel santuario di Riparossa

PESCOSANSONESCO. «Il santuario di Nunzio divenga un luogo dove i giovani possano pregare e riflettere sul mistero della malattia e della sofferenza». È il desiderio del vescovo della diocesi Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, che oggi, nel corso di una solenne celebrazione nel santuario di Riparossa, ha poggiato l’aureola benedetta sul capo del santo.
Nell’urna di cristallo e bronzo è deposto il giglio bianco della purezza. Poi la santa messa officiata dal vescovo, affiancato dal neo rettore (dal 28 settembre scorso) del santuario, don Mauro Pallini.

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Sono stati i momenti salienti dell’evento celebrato stamane, quasi un mese dopo la canonizzazione del santo di Pesco, avvenuta il 14 ottobre scorso in Vaticano a cui hanno partecipato folle di fedeli arrivati nella capitale da tutta la regione.
A Pescosansonesco, centro di 500 abitanti, sono arrivate tremila persone oltre a rappresentanti delle istituzioni civili, militari e religiose accolte dal sindaco Nunzio Di Donato, dal vice Aldo Luciani e da tutta la giunta comunale.
«Una giornata memorabile per i pescolani e per tutta la diocesi» commenta Valentinetti, «una appendice di ciò che abbiamo vissuto il giorno della canonizzazione in San Pietro con il rito del Santo Padre che ci ha riempito di gioia e ci ha commosso». Che il santuario di San Nunzio divenga meta di pellegrinaggio dei giovani, è l’auspicio del vescovo così come del rettore don Mauro Pallini che nei giorni scorsi ha espresso la stessa speranza.
«La Chiesa deve andare verso i giovani che sono il nostro futuro e la nostra prosecuzione, il mondo adulto deve imparare a comunicare con le nuove generazioni, talvolta troppo perse lungo i viali della movida» osserva Valentinetti che annuncia l’intenzione di voler ripristinare «il pellegrinaggio a piedi da Torre de’ Passeri a Pescosansonesco», sette chilometri in tutto.

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In tremila per la benedizione di San Nunzio
Folla di fedeli a Pescosansonesco un mese dopo la canonizzazione in Vaticano (video di Cinzia Cordesco)

Nel santuario immerso nella roccia di Riparossa, Valentinetti parla al cuore della gente per dire loro che «questo dovrà diventare per i giovani un luogo di preghiera, per riflettere sul mistero della malattia e della sofferenza, momenti della vita che spesso essi tendono a scansare». Altro obiettivo dei giovani deve essere «la ricerca del lavoro e della giustizia nei luoghi di lavoro». Ad affiancarli nelle loro scelte «gli adulti, i maestri, che consegneranno loro il dono della fede e dei valori umani». Dalla sua diocesi, monsignor Valentinetti si aspetta «un sussulto di rinnovamento» proseguendo un percorso di «svecchiamento» delle parrocchie con continuo turn-over di parrocci spostati da una sede all’altra. «Voglio una diocesi estroversa», dice il vescovo, «i sacerdoti devono uscire dalla muffa delle sagrestie e andare tra la gente, per le strade e nei crocicchi» a predicare la parola del Signore. Seguendo l’esempio di San Nunzio che, anche ammalato tra gli incurabili, trovava una parola di conforto per chi era bisognoso di cure più di lui. In ospedale, a Napoli, il giovane Nunzio, morto all’età di 19 anni, «portava le medicine e da bere a coloro che erano affetti da febbre alta», si legge nel libello della maestra Cesira Luciani Cassiani, parente pescolana del santo, «andando egli stesso ad attingere l’acqua nel pozzo del cortile dell’ospedale. Ai bimbi teneva lezioni di catechismo e insegnava a pregare a coloro che non sapevano o non volevano». Agli infermi distribuiva cibo che si toglieva di bocca».
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