Lanciano, appalto della lavanderia per comprare una villa

Arrestati l’imprenditore Colasante e la dirigente Asl Spadaccini. L’accusa: «Due milioni extra per lenzuola e divise di tre ospedali. Non lavate»

LANCIANO. I soldi illecitamente intascati dalla Asl li avrebbe usati per comprare una splendida villa a Porto Cervo. Panorama mozzafiato tra spiagge bianche e acque cristalline, che Antonio Colasante, 57 anni di Guardiagrele, residente a Lanciano, ammirerà solo in foto. Ieri per lui si sono aperte le porte del carcere di Villa Stanazzo. L’imprenditore è stato arrestato alle 6.30 dagli agenti del commissariato di Lanciano guidati da Francesco Lagrasta, con l’accusa di abuso di ufficio e riciclaggio. Arrestata, e messa ai domiciliari, a Vasto, anche la dirigente contabilità e bilancio della Asl Tiziana Spadaccini. Su di lei pesa l’accusa di abuso e peculato. A firmare le due ordinanze cautelari è stato il gip Massimo Canosa su richiesta del pm Rosaria Vecchi. Altre sette persone risultano indagate nell’inchiesta “Dati incrociati”. Ieri altre perquisizioni sono state eseguite negli uffici Asl di via Spaventa e nella casa del manager Asl Pasquale Flacco. Si spulciano ancora atti, fatture e documenti.

leggi anche: Lei dice al telefono: «Se incrociano i dati delle fatture siamo nei guai» «Se a qualcuno viene in mente di incrociare questi dati, siamo nei guai». È racchiuso in questa frase, intercettata dagli investigatori, il senso dell’operazione “Dati incrociati” che ha portato agli arresti due persone, sette gli indagati

CASA BUNKER. Il pesante cancello della villa bunker di Antonio Colasante in via Don Minzoni, accanto alla sede della guardia di finanza, si è aperto alle 6.30. Ad uscire l’uomo, accompagnato dai poliziotti del commissariato di Lanciano. Giacca marrone, pantaloni blu, sguardo fisso, Colasante si è seduto in auto ed è stato portato in commissariato. Qui, è arrivata poco dopo Tiziana Spadaccini che ha avuto un lieve malore. Mezz’ora per le formalità e poi per Colasante si sono aperte le porte del carcere, mentre la Spadaccini è tornata a casa, ai domiciliari. I due, secondo la Procura erano al vertice di un sistema che vedeva l’imprenditore, che ha interessi economici in tutta Italia e sedi commerciali a Roma, Milano e Catania, presentare alla Asl fatture milionarie, da oltre 4 milioni di euro, per importi dovuti pari a zero, e la Spadaccini liquidare i milioni senza battere ciglio. In particolare ad incastrare i due una registrazione ambientale. La donna, in una chiacchierata con Colasante, commenta: «Se a qualcuno viene in mente di incrociare questi dati, siamo nei guai».

FATTURE GONFIATE. E a qualcuno, alla polizia di Lanciano coadiuvata dalla squadra mobile e dalla guardia di finanza di Chieti, è venuto in mente di incrociare i dati. Un lavoro immane, certosino, che ha portato alla luce un pagamento Publiclean, da parte della Asl, di oltre 2 milioni di euro che secondo la Procura non erano affatto dovuti. Il contratto di “lavanolo”, cioè di lavaggio e noleggio di biancheria utilizzata nei diversi ospedali e delle divise di medici ed infermieri prevedeva il lavaggio gratuito di 2 cambi settimanali delle divise del personale. Secondo le risultanze investigative, invece, la società avrebbe presentato fatture gonfiate per lavaggi in realtà mai fatti. E il conto, per tanta igiene, è salato: 4.433.418 euro. E la Asl, su suggerimento della Spadaccini, paga. Con due determine finite negli atti di indagine (18 dicembre 2015 e 22 marzo 2016), l’azienda liquida 2.130.490 euro alla società di Colasante per il lavaggio di un numero incredibile di divise mai avvenuto. Le determine sono firmate dalla Spadaccini e chiudono una transazione, tra Asl e Publiclean, ufficialmente per evitare liti future in cui la Asl avrebbe potuto avere la peggio. Per la Procura, invece, la transazione sarebbe stata una trovata per far arrivare milioni nelle tasche di Colasante. L’atto transattivo ha la firma dell’attuale manager Asl, Pasquale Flacco, che è indagato per concorso in abuso d’ufficio. È a fine marzo del 2016, come si evince dall’ordinanza, che Colasante incassa 2.130.490,06 euro dalla Asl.

PORTO CERVO. Nel giro di pochissimi giorni i soldi passano dal conto della Pubbliclean a quello della Hospital Service srl, poi della Omnia Servitia srl e infine della Zaffiro srl: «Tutte società riconducibili alla Colasante Holding», scrive la Procura. Al termine di queste “movimentazioni”, i soldi finiscono all’imprenditore che li usa, a fine aprile 2016, per finire di pagare una villa da sogno, da 8 milioni e 750mila euro, a porto Cervo. Villa finita sotto sequestro.

ALTRE INDAGINI. Ma le indagini non sono finite con il sequestro della villa e i due arresti. I poliziotti hanno perquisito la casa di Flacco e sono tornati a perquisire gli uffici Asl in via Spaventa. Hanno tirato fuori altri faldoni con le fatture del 2016.

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