LE INTERCETTAZIONI

Lei dice al telefono: «Se incrociano i dati delle fatture siamo nei guai»

«Se a qualcuno viene in mente di incrociare questi dati, siamo nei guai». È racchiuso in questa frase, intercettata dagli investigatori, il senso dell’operazione “Dati incrociati” che ha portato agli arresti due persone, sette gli indagati

LANCIANO. «Se a qualcuno viene in mente di incrociare questi dati, siamo nei guai». È racchiuso in questa frase, intercettata dagli investigatori, il senso dell’operazione “Dati incrociati”, che ha portato a due arresti e sette denunce. La frase è pronunciata da Tiziana Spadaccini, funzionaria della Asl finita agli arresti domiciliari, durante un colloquio con Antonio Colasante, l’imprenditore per il quale il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere.

GLI INTERROGATORI «Molto importante», si legge nell’ordinanza, «è il duplice verbale di interrogatorio di Pantaleone Rita, che ha collaborato alla redazione dell’atto di transazione. Da tali dichiarazioni si evince la collaborazione fattiva di Spadano Stefano alla redazione dell’atto di transazione in questione, quindi della deliberata volontà della spadaccini di giungere ad una definizione delle pendenze della Asl con la Publiclean (e con altre ditte), assicurandole peraltro dei vantaggi assolutamente incompatibili con le previsioni contrattuali intercorse, ed anzi, assicurando a tale ditta ulteriori compensi supplementari; sempre dagli interrogatori della Pantaleone emerge chiaramente la notevole confidenza esistente tra la Spadaccini e il Colasante (che veniva confidenzialmente chiamato Tonino), rapporto talmente confidenziale», secondo la Procura, «da far sospettare addirittura una relazione tra i due».

LA PANDA BLU Gli atti in possesso degli investigatori parlano dell’uso quantomeno improprio, da parte della Spadaccini, dell’auto aziendale, una Fiat Panda . La donna è accusata di peculato perché «quale dirigente della Asl, e pertanto pubblico ufficiale, avendo per ragioni del proprio ufficio la materiale disponibilità dell’autovettura, se ne appropriava portandola presso la propria abitazione, e utilizzandola altresi il giorno successivo per recarsi sul luogo di lavoro». Il fatto sarebbe avvenuto, come documentato in atti, il 14 giugno del 2016.

DELIBERA INCRIMINATA La transazione con la quale è stato riconosciuto il pagamento di più di due milioni di euro alla Publiclean, è firmata dal manager Pasquale Flacco. «Nell’ambito di tale delibera, comunque», si legge nell’ordinanza, «il ruolo determinante è senz’altro quello della Spadaccini; tale deduzione si fonda non solo sul complesso delle investigazioni ulteriori, ma anche dal fatto che tale delibera si iscrive nel solco di una decisione assunta dalla stessa Spadaccini nella quale, in piena discontinuità rispetto al passato, ai fini della liquidazione delle fatture si prescindeva dai dati provenienti da fatture e bolle della Publiclean, per basarsi solo sui dati delle presenze del personale».

CAMBIO DELLA GUARDIA Estremamente precisa viene ritenuta la testimonianza di una addetta all’ufficio economato, che in passato non aveva proceduto al pagamento delle somme richieste, senza che la società procedesse per le vie giudiziali. «Dai verbali viene confermata la circostanza che la fatturazione era totalmente irregolare, per quel che concerne il lavaggio delle divise, in quanto non accompagnata dalle relative bolle di consegna , e pertanto tali fatture non furono mai pagate. Dal momento in cui la direzione fu assunta dalla Spadaccini», si legge nell’ordinanza, «questa provvide sin dall’autunno 2014 ad effettuare delle liquidazioni delle fatture in acconto».

ACQUISTO DELLA VILLA A pagina 4 dell’ordinanza si ricostruiscono i passaggi che portano all’acquisto della villa di Porto Cervo, del valore di oltre 8 milioni. «Il 23 dicembre 2015 veniva accreditato l’importo di 2.454.790 che la società girocontava sul proprio conto corrente Bper; il 24 disponeva il bonifico dell’importo di 2.450.000 euro su conto intestato alla Hospital Services; il 28 disponeva il bonifico intestato alla Omni Servitia; il 29 la Omnia disponeva bonifico su conto intestato alla Zaffiro; in data 28 aprile 2016 la società Zaffiro amministrata da Colasante Enio e di proprietà della holding srl Colasante (socio unico e amministratore Antonio Colasante), acquistava la proprietà dell’immobile sito in Arzachena, località Piccolo Povero - Porto Cervo».

LE PRESSIONI La testimone che ha parlato del ruolo della Spadaccini nell’emissione delle fatture, ha riferito anche altri particolari che il gip ha ritenuto importanti ai fini del provvedimento cautelare. A pagina 15 dell’ordinanza si legge che «il Colasante avrebbe operato nei confronti di quest’ultima un velato inviato a ritrattare le proprie dichiarazioni davanti alla polizia giudiziaria, promettendo in tal caso un aiuto economico al figlio della donna».

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