Pescara, consiglieri comunali uniti per dire no al cementificio 

Un documento per fermare il neo proprietario, l’obiettivo è fare un parco

PESCARA. «L’ex cementificio non va riattivato». I consiglieri comunali si schierano compatti per cercare di fermare la riaccensione del vecchio stabilimento di via Raiale, spento nel maggio 2015. Venerdì scorso hanno presentato una mozione, che verrà discussa e votata in aula martedì prossimo, per chiedere al sindaco e alla giunta di avviare qualsiasi iniziativa per impedire la ripresa produttiva dell’ex opificio.
Ma anche questa operazione rischia di essere tardiva, perché proprio mercoledì scorso si è svolta a Roma l’asta giudiziaria e l’ex cementificio è stato aggiudicato alla Calbit srl, una società campana specializzata nella produzione del calcestruzzo, per un 1.570.000 euro. Difficile pensare che il neo acquirente possa ora rinunciare all’utilizzo dell’impianto per fare il cemento.
Ma i politici comunali non si scoraggiano. Il consigliere del Pd Emilio Longhi è stato il primo firmatario della mozione che andrà in aula, poi sottoscritta da tutti i suoi colleghi della maggioranza. E martedì, durante l’assemblea civica, molto probabilmente si aggiungeranno le firme anche dei consiglieri di opposizione. Insomma, tutti uniti per impedire, insieme a Regione, Provincia e amministrazione comunale, in un unico fronte la riaccensione del gigante di via Raiale.
Nel provvedimento vengono spiegati i motivi di questa iniziativa. «Regione, Provincia e Comune», si legge, «hanno già pubblicamente dichiarato che l’opificio, dopo una lunga fase di inattività produttiva, non venga più destinato ad attività industriale e venga riconsegnato alla città per un uso volto alla valorizzazione ambientale, urbana e civile». L’idea di Regione e Comune è quella di bonificare l’area industriale e realizzare, al suo posto, un grande parco con attività culturali.
«Tale posizione», fanno presente i consiglieri, «risponde agli obiettivi strategici, fissati ad inizio consiliatura, nelle linee di mandato approvate con delibera di consiglio comunale 77 del 2014, in cui l’amministrazione ha posto come prioritaria nell’agenda di governo della città la riqualificazione delle aree industriali dismesse, che oggi insistono in parti di Pescara, dove negli ultimi anni si è assistito ad un notevole sviluppo urbanistico e demografico».
«Il sito in questione», secondo gli esponenti della maggioranza, «richiede urgenti interventi di riqualificazione urbana, tesi a conseguire il miglioramento della qualità della vita dei cittadini residenti nelle aree limitrofe, anche in termini di compatibilità e sicurezza ambientali».
A detta dei consiglieri, ci sarebbero ancora margini di manovra per fermare il neo proprietario intenzionato, quasi certamente, a riattivare lo stabilimento industriale. «Il riutilizzo industriale della struttura», avvertono i consiglieri, «trova ostacolo nel mancato rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale del 29 dicembre 2008 per la produzione di cemento e connessa attività di coincenerimento». «In ordine alla domanda di rinnovo e modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale, presentata il 26 ottobre 2010 dalla precedente proprietà, la Sacci spa, al servizio Gestioni rifiuti della Regione, il Comune ha già espresso parere negativo formulato nella delibera di giunta comunale 574, del 3 settembre 2012»
Da qui, la richiesta al sindaco Marco Alessandrini e alla sua giunta di impegnarsi «ad attivare ogni utile iniziativa finalizzata ad impedire la ripresa produttiva dell’ex cementificio di Pescara da parte della nuova proprietà Calbit srl, perseguendo in tal modo rilevanti finalità di pubblico interesse connesse alla tutela della qualità ambientale». E poi di «promuovere, in particolare, la costituzione di una commissione di studio interistituzionale Regione-Provincia-Comune per la programmazione congiunta delle necessarie attività volte a scongiurare il riutilizzo dell’ex sito industriale di via Raiale».
Il mancato rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale, dunque, potrebbe essere la strada da percorrere per fermare la riattivazione dell’ex cementificio.
Ma la Calbit ha acquistato l’impianto proprio come stabilimento della produzione di cemento. La conferma arriva leggendo l’avviso dell’asta giudiziaria. Per questo motivo all’ex opificio è stato fissato un valore a base d’asta di 1.905.169 euro. Quasi certamente, il prezzo sarebbe stato notevolmente inferiore, se l’ex cementificio fosse stato venduto come terreno da bonificare.
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