Pescara

Brugman: «Io, Isco, l’Uruguay e la pesca con Godin»

Il capitano a 360°: «Sfidai il talento del Real ai Mondiali under 17. Nel mio paese da piccolo mi divertivo col difensore dell’Atletico»

PESCARA. Da possibile partente a uomo simbolo del nuovo Pescara. È stata un’estate movimentata per Gaston Brugman. La sua permanenza in riva all’Adriatico è rimasta in bilico fino all’ultimo giorno di calciomercato. A luglio l’interessamento del Cruz Azul, il club messicano che non è riuscito a convincerlo, poi i contatti infruttuosi tra il suo entourage e i belgi del Gent. Alla fine Brugman non si è mosso e Zdenek Zeman gli ha affidato la fascia di capitano. Il boemo lo sta facendolo giocare mezzala, un ruolo che Gaston, per sua stessa ammissione, deve imparare ad interpretare.
Brugman venne portato in Italia dall’Empoli quando aveva 15 anni. Non fu semplice lasciare l’Uruguay. Sulla fascia da capitano è raffigurata la bandiera del suo Paese con l’immagine del mate, una bevanda simile al thè molto diffusa in Sudamerica. Ora Gas, come lo chiamano i compagni, sogna di riportare in A il Pescara e di tornare nel giro della Nazionale dopo l’esperienza nei Mondiali under 17 del 2009 in Nigeria, dove affrontò la Spagna del madrilista Isco, e l’Italia che schierava il romanista El Shaarawy.
Brugman, 4 punti in 3 gare. Il Pescara ha iniziato il torneo con alti e bassi.
«Nelle gare di coppa e nella prima con il Foggia sembrava un Pescara già pronto, poi abbiamo avuto qualche difficoltà. Non è una stagione semplice perché la squadra è stata profondamente rinnovata. L’importante ora è fare punti per creare entusiasmo e tenere alto l’umore dei nuovi arrivati e di chi nella passata stagione ha disputato un torneo deludente».
Poteva lasciare l’Abruzzo, come mai è rimasto?
«Sembrava che dovessi andare via, poi le trattative non sono andate in porto. Avere la chance di proseguire la carriera qui è un motivo di soddisfazione».
Poco impiegato in A, ora per Zeman è un punto fermo e, addirittura, il capitano.
«Sì, in A ho avuto uno spazio ridotto, mentre adesso il tecnico mi ha dato fiducia affidandomi anche la fascia. È stata una bella emozione riceverla. Quando arrivai qui, nel 2012, ebbi subito un buon rapporto con il compianto Vincenzo Zucchini che parlava spesso del suo Pescara e dell’importanza della figura del capitano. Ci raccontava le sue esperienze e, quando mi è stata data la fascia, ho pensato a lui. Mi sto impegnando per dare una mano soprattutto ai più giovani. A me è successo quando ero ad Empoli con Lorenzo Stovini che teneva in grande considerazione i ragazzi delle giovanili».
Pasquale Marino ha detto al Centro che lei è un play maker. Cosa pensa?
«Non lo nascondo, mi piacerebbe giocare regista. Più che altro perché non ho ancora capito bene cosa devo fare. In ogni partita, da Zeman ricevo indicazioni diverse che vengono stabilite anche in base alle caratteristiche dell’avversario. Diciamo che devo assimilare bene i movimenti. Comunque, meglio fare la mezzala che stare in panchina».
L’Uruguay e il mate raffigurati sulla fascia di capitano. Le manca il suo Paese?
«Tantissimo. Sono arrivato in Italia ad Empoli quando avevo 15 anni. Per fortuna la mia famiglia mi ha seguito e il cambiamento è stato meno traumatico. Il mate è parte integrante della mia cultura, però ai miei compagni di squadra non piace».
Ci dice qualcosa sulla sua città natale, Rosario?
«Purtroppo ogni volta che ci torno la vedo sempre più triste. In Uruguay la situazione è peggiorata a causa della crisi economica. C’è meno sicurezza, non ai livelli di Venezuela e Colombia, questo aspetto mi turba tanto».
A Rosario è nato anche il difensore dell’Atletico Madrid Diego Godin. Lo conosce?
«Certo, mio nonno e il papà di Diego erano amici strettissimi. Andavano spesso a caccia e a pesca insieme. Una volta andammo a pesca anche io e Diego Godin. All’inizio della carriera lui era un attaccante, segnava tanti gol, ora è uno dei migliori difensori del mondo».
Lei e la Nazionale. Prima l’under 15, poi i Mondiali under 17 in Nigeria.
«Esperienze indimenticabili. Al Mondiale under 17 venimmo eliminati dalla Spagna di Isco (fuoriclasse del Real Madrid, ndr). Si vedeva già allora che era un fenomeno. E in panchina c’era un certo Alvaro Morata... Affrontammo anche l’Italia pareggiando 0-0 nel girone, un risultato che permise ad entrambe di passare il turno. Mi piacerebbe un giorno vestire la maglia della Nazionale maggiore».
Ci racconta il suo arrivo in Italia?
«Mi notò Gabriele Tubaldo, il mio agente che collabora con Mino Raiola, in un torneo under 15 in Brasile. Mi portò all’Empoli e in Toscana ebbi la fortuna di giocare in un club organizzato con tecnici preparati che davano enorme importanza al settore giovanile. Debuttai in prima squadra a 18 anni con Alfredo Aglietti, mentre in Primavera mi allenava Ettore Donati che mi fece arrabbiare tantissimo. Potevo giocare subito con i più grandi, invece Donati mi teneva fuori dicendomi: “Hai grandi qualità, ma sei troppo piccolo”. Però poi mi diede fiducia e disputai delle buone stagioni».
Il suo rapporto con Pescara e i tifosi biancazzurri?
«Sono qui da cinque anni, ormai mi sento un po’ pescarese. L’impatto non fu dei migliori. Nel 2012 in A non trovai spazio e a gennaio la società mi mandò in prestito al Grosseto. Nei tornei successivi piano piano mi sono ritagliato uno spazio sempre maggiore. Poi, nel 2015, una stagione travagliata in prestito al Palermo. Ora sento la fiducia del Pescara e sono felice».
Cosa fa nel tempo libero?
«Guardo molti film e la serie tv Suit. Esco poco, però ho molti amici e la città mi piace».
È fidanzato?
«Sì, da tre anni e mezzo con Marcela. Mi fa stare bene».
Ha intenzione di sposarsi?
«Per adesso no, non abbiamo programmi a breve termine. Forse lei vorrebbe (ride, ndr), vedremo più avanti, non c’è fretta».
Esistono gli amici nel calcio?
«Pochissimi. Non è facile stringere rapporti profondi, perché cambiando squadra è raro conservare i contatti».
Qual il suo rapporto con la religione?
«Sono ateo».
I tifosi biancazzurri si chiedono: dove potrà arrivare il Pescar?
«È presto per dirlo. Eviterei i proclami. Questo gruppo ha tante potenzialità, ma deve pensare solo a lavorare e migliorare. Più in là fisseremo l’obiettivo».
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