Juve, altra dimostrazione di forza 

9,5JUVENTUSL’ennesima dimostrazione di forza: 95 punti in 38 partite. Una dittatura calcistica che dura da sette anni, ribadita da un gruppo logoro (età media di 29,1), ma vincente. Meno gol da parte...

9,5

JUVENTUS

L’ennesima dimostrazione di forza: 95 punti in 38 partite. Una dittatura calcistica che dura da sette anni, ribadita da un gruppo logoro (età media di 29,1), ma vincente. Meno gol da parte di Higuain, ma più pesanti; una difesa attempata, ma ancora la migliore della serie A. Un Dybala discusso, ma capace di segnare 22 gol in campionato; un Douglas Costa che si è rivelato un valore aggiunto. E, soprattutto, un allenatore, Massimiliano Allegri, capace di tirare il massimo dalla rosa a disposizione. Tenendo conto alle spalle c’è una società che ultimamente non sbaglia un colpo.
9

NAPOLI

Ha stabilito il record di punti nella storia del club. Ha dato spettacolo per mesi; ha monetizzato schemi e organizzazione di gioco in grado di esaltare le qualità dei singoli; ha subito meno gol. Probabilmente ha raggiunto l’apice di un triennio in cui la crescita è stata costante. Per rendere la stagione indimenticabile, è mancato qualcosa sul piano caratteriale: l’abitudine a stare in alto, il controllo dei nervi nei momenti topici. Forse la mentalità. E anche un po’ di benzina nelle gambe.
7,5

ROMA

Stagione positiva, impreziosita dalla semifinale Champions, perché l’obiettivo era entrare tra le prime quattro ed è stato centrato. Nonostante la squadra sia stata indebolita. Applausi per Eusebio Di Francesco capace di conquistare una piazza che l’aveva accolto con eccessivo scetticismo. Lo ha fatto mettendosi in discussione e tenendo sulla corda un gruppo porta a rilassarsi dopo le grandi imprese.
7

INTER

Meglio dell’anno scorso. Aveva un solo obiettivo: centrare la qualificazione in Champions. E c’è riuscita al fotofinish, nonostante non abbia avuto gli impegni di coppa in Europa e quindi un cammino più agevole rispetto alla concorrenza. Inizialmente, trascinata da Icardi, aveva dato la sensazione di poter lottare per i primissimi posti, poi si è lasciata andare. Le sconfitte interne con Juve e Sassuolo facevano pensare a un esito deludente. Invece, con un colpo di reni, ha conquistato quello che voleva, l’accesso alla prossima Champions.
7

LAZIO

Il miglior attacco della serie A con tanto di capocannoniere, Immobile; una squadra sbarazzina capace di andare a vincere anche all’Allianz Stadium. Una stagione da protagonista con un rallentamento nel finale, fatale nella corsa alla Champions, un traguardo fallito in extremis. Resta un buon campionato, quello della squadra di Simone Inzaghi, capace di esaltare le qualità di giocatori come De Vrij, Milinkovic Savic e Immobile.
6

MILAN

Spendere 220 milioni di euro sul mercato estivo per poi conquistare la qualificazione all’Europa League centrata anche nella passata stagione dà il senso di una stagione che non può essere considerata granché positiva. Il grosso rebus resta la proprietà cinese, i suoi progetti e le sue potenzialità.
7

ATALANTA

Vince la sfida più difficile: ripetersi! Un’altra qualificazione all’Europa League e, soprattutto la continuità di un progetto basato sulla valorizzazione dei giovani promosso dalla famiglia Percassi e portata avanti da un Gasperini che continua a plasmare squadre sbarazzine e in grado di regalare emozioni.
6,5

FIORENTINA

Una stagione nel segno di Davide Astori, il difensore morto alla vigilia della trasferta di Udine. Difficile, certo. Eppure, nonostante le cessioni e le partenze, in linea con il rendimento dell’anno scorso. Tante scommesse vinte, in primis quella di Simeone. E la conferma della bontà del lavoro di Pioli.
6,5

SAMPDORIA

Privata dei suoi uomini migliori, ceduti la scorsa estate, eppure in grado di lottare per un posto in Europa fino alla fine. Un altro prodigio del tecnico giuliese Marco Giampaolo che per lunghi tratti della stagione ha dato spettacolo con i vari Torreira e Quagliarella sugli scudi.
6

TORINO

Sempre lontano dalla zona calda della classifica, ma mai realmente in corsa per un posto in Europa. Un campionato anonimo, probabilmente inferiore alle attese e alle potenzialità.
6

SASSUOLO

La scelta iniziale di Bucchi in panchina non ha pagato. E così è arrivato Iachini a salvare una stagione che poteva diventare fallimentare. Il colpo di reni finale è stato decisivo dopo tanta sofferenza. Impressionante la maturazione di Matteo Politano nell’anno in cui Berardi ha deluso le aspettative.
6

GENOA

L’avvento di Ballardini al posto di Juric ha rivitalizzato un gruppo che sembrava in balia delle onde. Una sistemata alla difesa e poi la squadra ha sprigionato quelle che sono le sue qualità.
6

BOLOGNA

Mai realmente invischiata nella zona retrocessione, ma non abbastanza lontana dai bassifondi per potersi regalare qualche soddisfazione.
6

UDINESE

Più bassi che alti. Troppi. Dalla partenza lenta di Delneri, fino all’impennata coincisa con i primi mesi della gestione Oddo. Poi, la mancanza di una punta e le crepe nelle retrovie hanno dato il là alla grande crisi (11 sconfitte di fila) che hanno indotto i Pozzo a licenziare il tecnico pescarese per affidarsi a Tudor.
6

CHIEVO

Questa volta l’ha sfangata di un soffio. Il gruppo è vecchio e logoro. Ha rischiato grosso è andato a un passo dal ritorno in B. Buona la partenza, poi il lungo letargo che è costato la panchina a Maran.
6

CAGLIARI

Probabilmente, la vittoria di Firenze ha fatto la differenza e ha permesso ai sardi di conquistare la salvezza. Ma mai come questa volta ha visto in faccia il ritorno in serie B.
6,5

SPAL

Una matricola che riesce a ottenere la salvezza merita solo applausi. L’ha fatto senza cambiare l’allenatore anche se durante la stagione la tentazione di mandare via Semplici c’è stata. Premiata la compattezza dell’ambiente più che l’investimento iniziale su Borriello. Il trascinatore in campo è stato un giuliese d’adozione, Mirko Antenucci.
5,5

CROTONE

L’anno scorso festeggiava il miracolo-salvezza all’ultima giornata, stavolta deve assaporare l’amarezza della retrocessione sul filo di lana. L’impresa non è riuscita, serviva qualche investimento in più, perché non tutte le ciambelle riescono con il buco.
4,5

VERONA

Dalla fuga in ritiro di Cassano fino alla rottura con Pazzini a gennaio. Non poteva che finire con la retrocessione, anche perché il gruppo promosso un anno fa non era così forte come si pensava.
5

BENEVENTO

E’ retrocesso tra gli applausi del pubblico. A testa alta. La squadra affidata a Baroni a luglio non era pronta per fare la A. E la partenza ad handicap ha finito per essere decisiva. Da gennaio – grazie anche al lavoro di De Zerbi - ha preso le sembianze di un gruppo in grado di lottare per la salvezza, ma era troppo tardi.