Andrew Gravillon

La scommessa di Gravillon: io, Thuram e il Pescara in A 

Il difensore si racconta: «Qui per Zeman. E pensare che giocavo a pallamano»

PESCARA. Andrew Gravillon è stato il primo colpo del mercato invernale del Pescara e sabato, contro la Salernitana, potrebbe finalmente fare il debutto. Prelevato a titolo definito dall’Inter, il difensore della Guadalupa si racconta al Centro a pochi giorni dalla sfida con i campani di Colantuono.
Andrew Gravillon, come inizia la sua carriera?
«Ho iniziato a giocare a calcio a 4 anni, subito dopo essermi trasferito dalla Guadalupa in Francia. Sono cresciuto con il pallone tra i piedi, ma allo stesso tempo giocavo anche a pallamano».
Come ha capito che da grande il calcio sarebbe diventato il suo unico obiettivo?
«Un mio allenatore, Ghezzal, che lavorava nel Garges, la mia prima società francese, mi disse che avevo la stoffa e che dovevo pensare solo al calcio. Così ho fatto e poi, nel 2013, gli osservatori dell’Inter, durante un torneo, mi hanno notato. La pallamano mi piaceva, ma ho fatto una scelta anche per il futuro. Nella pallamano avevo qualche chance, mentre il calcio poteva rappresentare in futuro».

Intervista a Gravillon: io, Thuram e il Pescara in A
Andrew Gravillon è stato il primo colpo del mercato invernale del Pescara e sabato, contro la Salernitana, può finalmente fare il debutto. Prelevato a titolo definito dall’Inter, il difensore della Guadalupa si racconta al Centro a pochi giorni dalla sfida con i campani di Colantuono. Ecco la video-intervista di Luigi Di Marzio mentre l'articolo potete trovarlo sul Centro in edicola

Il suo arrivo in Europa?
«Sono nato in Guadalupa, a Pointe-à-Pitre per l’esattezza, poi a 2 anni la mia famiglia si è trasferita in Francia, a 10 anni sono tornato in Guadalupa e l’anno seguente di nuovo in Francia, a Garges-lès-Gonesse (30 km a nord di Parigi). I miei genitori risiedono ancora lì e ho due fratelli più piccoli. Mia madre, Sandra, lavora in una casa di riposo e mio padre, Pierre, fa l’autotrasportatore. Tra qualche giorno mi raggiungeranno qui».
Lei è di Pointe-à-Pitre, dove è nato un certo Lilian Thuram.
«Lui è il mio idolo. Sono cresciuto ispirandomi al suo modo di giocare. Thuram è stato il difensore francese più forte della storia e mi piacerebbe seguire le sue orme».
Difensore centrale da sempre?
«No. Da bambino giocavo in attacco, poi, nel Garges, sono stato arretrato in difesa. La rapidità e il fisico possente hanno fatto di me un difensore centrale affidabile».
Della Guadalupa che ricordi ha?
«Bellissimi. Appena posso ci torno, dato che lì ho ancora tutti i miei parenti. È un posto unico al mondo, fa sempre caldo, ci sono spiagge meravigliose e dei paesaggi unici».
Il suo arrivo in Italia come è stato?
«Fantastico. Sono arrivato a 16 anni all’Inter, nella squadra Allievi, e ho trovato Cauet (ex centrocampista nerazzurro) come allenatore. Ho fatto tutto il settore giovanile ad Appiano Gentile e poi ho vinto Coppa Italia e scudetto con la Primavera. L’Inter mi ha insegnato tanto, specie a livello caratteriale e mi ha dato una mentalità ben precisa».
Ha fatto parte anche della prima squadra nerazzurra. Che ricordi ha?
«Stupendi. C’era Mancini in panchina e mi fece debuttare in prima squadra durante un test amichevole, a Dubai, contro il Paris Saint Germain, la mia squadra del cuore da bambino. Entro e, dopo pochi minuti, prendo subito un giallo per un fallo su Augustin. Giocare contro Ibra, Thiago Silva e Verratti non capita sempre. Tra l’altro Verratti è di Pescara e giocare qui per me è un vero onore».
L’allenatore migliore che ha avuto?
«Stefano Vecchi all’Inter in primis, ma anche De Zerbi a Benevento mi ha dato tanto».
Perché ha scelto Pescara?
«Per Zeman. Potevo andare al Novara, che è poco distante da Milano, ma, dopo aver parlato con l’agente, ho deciso di venire a Pescara perché qui c’è un tecnico che mi può far diventare “un leone” a livello tecnico. Non ci ho pensato due volte e ho firmato un contratto di 4 anni che mi riempie d’orgoglio. Per me Pescara rappresenta un punto di partenza e sono felice di essere qui. Voglio diventare uno dei difensori più forti al mondo e poi scommetto che questa squadra può arrivare lontano».
Ovvero?
«Sono arrivato in una squadra che lotta per l’alta classifica e il Pescara ha tutte le carte in regola per provare a tornare in serie A».
L’impatto col calcio del boemo?
«Ottimo. Si lavora e si corre tanto, come piace a me, lui parla poco, ma è un maestro. Spero di fare bene».
Campagnaro e Coda sono acciaccati. Sabato, contro la Salernitana potrebbe debuttare?
«Decide il mister, io sono pronto».
L’impatto con Pescara?
«Buono. Mi piace come città, è a misura d’uomo e c’è il mare. Io vivo a Montesilvano e mi trovo molto bene».
Negli ultimi tempi alcuni fatti di cronaca hanno riportato alla luce la piaga dell’intolleranza razziale. E’ stato mai vittima di insulti razzisti?
«Mai. Quando sono arrivato in Italia in molti mi dicevano che gli italiani erano razzisti. Non è assolutamente vero. Io non ho mai avuto problemi, anzi, sono stato sempre trattato benissimo anche perché il colore della pelle non conta».
Quanti tatuaggi ha?
«Nove (ride, ndr)».
Il significato dei disegni che ha sul corpo?
«Diversi. Un toro perché è il segno zodiacale di mia madre e poi ho anche una croce sul braccio. Sono molto credente e come posso vado in chiesa a ringraziare il signore».
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