TERAMO

Brucchi non si dimette: «Resto sindaco» 

L'annuncio in consiglio comunale: "Niente candidatura alle politiche, viene prima la città". L’opposizione: "Rimane perché non ha il posto sicuro in lista"

TERAMO. Non se ne va, resta. Il sindaco Maurizio Brucchi si presenta in consiglio comunale in versione resiliente e dopo le ripetute indiscrezioni dei giorni scorsi, che lo volevano deciso alle dimissioni per non perdere treno della candidatura al Parlamento nella prossima primavera, annuncia l’esatto contrario. Lo fa in apertura dei lavori con quello che definisce un «piccolo chiarimento» rispetto alle voci del suo abbandono dell’incarico entro il termine dei sei mesi precedenti alle elezioni politiche che scade oggi. Brucchi parla di sé in terza persona: «Questo sindaco resta al suo posto per questa città, che ha bisogno di un’amministrazione, di una maggioranza e anche di un’opposizione». Brucchi definisce la questione della possibile candidatura «un aspetto secondario o terziario, c’è tra le mie frecce ma non ho mai abbandonato la città» e almeno per ora, dunque, non intende cambiare rotta.
«Non è in gioco il futuro politico di Maurizio Brucchi, che potrebbe finire tra una settimana, tra un mese o tra un anno», riprende il sindaco tornando alla terza persona, «ma il futuro di questa città e degli importanti provvedimenti da adottare, partendo dal bilancio». Per questo il sindaco sottolinea di voler restare “fino a quando terminerà il mio mandato, anche a costo di sacrificare qualche aspirazione personale che si vedrà se ci sarà». Nessun riferimento diretto alla mancanza di numeri in maggioranza che potrebbe sfociare nella bocciatura del bilancio di previsione tra poco più di un mese e la conseguente caduta dell'amministrazione per altra via.
Il sindaco, però, auspica un «cambio di prospettiva» e invita i consiglieri a «essere consequenziali anche al di là di chi mi ha criticato nelle ultime ore un po' troppo duramente». Brucchi cita le contestazioni di “Futuro in”, il principale gruppo alleato, in merito alle recenti nomine ai vertici della Team. «Mi dicono che sono un uomo solo al comando, ma o lo sono sempre o non lo sono mai». Il sindaco ammette di non avere un bel carattere ma aggiunge: «So ascoltare e forse lo faccio anche troppo». Respinge cosi l’accusa di aver designato i vertici della Team in beata solitudine e difende la scelta della continuità legata alla conferma del presidente uscente Pietro Bozzelli.
Il suo, comunque, non è un appello agli alleati e ai dissidenti per ritrovare l’unità perduta ormai da tempo. «Non chiedo niente a nessuno, le forze politiche dimostrino che tengono a questa città», insiste, «poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità: io lo sto facendo oggi restando al mio posto». Non ha il posto sicuro in Parlamento, altro che scelta nell'interesse della città». Per l'opposizione la decisione del sindaco ha motivazioni molto meno nobili di quelle che ha appena esposto nel suo chiarimento in consiglio comunale. A evidenziarlo subito, nel dibattito in aula che segue le comunicazioni del primo cittadino, è Gianluca Pomante. «Lei resta attaccato all'unica poltrona disponibile», attacca il consigliere civico, «perché il suo partito non la candida alla Camera come capolista bloccato e sarebbe battuto da Paolo Gatti». Brucchi replica dicendo che Gatti si candiderebbe al Senato e quindi non ci sarebbe lo scontro diretto. Gianguido D'Alberto, capogruppo di "Insieme possiamo", fa notare che da questa fase d'incertezza politica «la maggioranza esce comunque distrutta».
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