TORTORETO

Il mistero dell'autostrada, tracce sospette sulle scarpe di Giulia

In Procura il rapporto dei Ris: «La terra sotto le suole non corrisponde». La famiglia: «Ora bisogna fare chiarezza»

TORTORETO. E’ la certezza di un riscontro scientifico destinata a incrinare ogni convincimento. Almeno di quelli sin qui delineati. Perchè a tre anni da quella drammatica notte gli esperti del Ris mettono nero su bianco il fatto che le tracce di terriccio trovate sulla suola delle scarpe di Giulia non sono compatibili con quelle sul muretto del cavalcavia da cui la ragazza è precipitata.

Giulia Di Sabatino

Il rapporto dei carabinieri da qualche giorno è rientrato in Procura, nell’ambito dei nuovi accertamenti disposti dal gip dopo la riapertura del caso Giulia Di Sabatino, precipitata da un viadotto dell’autostrada A14 e dilaniata dalle auto. Per la Procura un suicidio, per la famiglia della ragazza un omicidio.
I genitori di Giulia non si sono mai arresi e, assistiti dall’avvocato Antonio Di Gaspare, si sono battuti affinchè il caso non fosse archiviato così come chiesto dalla Procura. «Si tratta di un dato che va letto nel contesto delle indagini», dice l’avvocato Di Gaspare, «ma che sicuramente apre degli interrogativi a cui bisogna dare delle risposte. Perchè se, come gli investigatori ipotizzano, la ragazza si è lanciata dalla recinzione, allora sulle suole di quelle scarpe ci doveva essere del terriccio compatibile con quello che si trova sul muretto. Ma così, ci dicono i Ris, non è. E allora bisogna capire tante cose». Va detto che sul muretto è stata trovata l’impronta della scarpa della ragazza. «E anche questo è un dato di fatto», precisa il legale, «ma è chiaro che se Giulia si fosse fermata sul muretto per poi lanciarsi delle tracce di quel terriccio sarebbero dovute restare». E aggiunge un altro particolare, ovvero l’assenza, sempre sulle suole, di tracce di ruggine. «Quella recinzione», dice, «è tutta arrugginita. Mi chiedo come sia possibile arrampicarsi senza che nessuna traccia venga lasciata. Anche su questo ci aspettiamo delle risposte». Nel frattempo la Procura distrettuale dell’Aquila ha chiuso l’inchiesta per pedopornografia con un indagato sul cui telefono cellulare sono state trovate foto osè di Giulia minorenne. Due indagini, quella teramana e quella aquilana, che per i familiari non possono non essere collegate. E per questo nell’udienza preliminare fissata a fine maggio, in cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio del giovane, i genitori di Giulia si costituiranno parte civile. Dice a questo proposito il legale:«Nell’inchiesta dell’Aquila ci sono altre ragazze vittime come Giulia. Non sappiamo fino a che punto Giulia potesse essere coinvolta, ma sappiamo che da almeno sei mesi aveva preso le distanze da queste amicizie. Noi siamo convinti che qualcuno temesse che Giulia una volta allontanatasi potesse parlare e quindi essere un pericolo».
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