Carabinieri e guardia di finanza davanti alla villetta degli indagati (foto di Luciano Adriani)

TERAMO

Teramo: imprenditore costretto ad assumere gli usurai / VIDEO

Operazione dei carabinieri con 5 arresti. Gli indagati non andavano a lavorare ma venivano pagati lo stesso a seguito delle minacce. Sequestrata anche una villetta, prestiti con interessi del 500 per cento

TERAMO. Un imprenditore edile di Tossicia costretto a versare interessi del 500 per cento per restituire un prestito contratto nel 2017. A finire in manette due fratelli, la compagna di uno di loro e un'altra coppia, tutti di etnia rom, residenti tra Castelnuovo Vomano, Morro d'Oro e Giulianova, con le accuse di usura, estorsione, truffa aggravata e intestazione fittizia di un immobile. Le due donne hanno ottenuto gli arresti domiciliari nelle rispettive abitazioni. Sequestrata una villetta risultata in uso agli indagati.

GUARDA IL VIDEO

Usura, truffa ed estorsione: la retata all'alba di carabinieri e Finanza
L'operazione tra Castelnuovo Vomano, Morro d'Oro e Giulianova con 5 arresti

L'operazione è stata eseguita dai carabinieri su disposizione del gip del Tribunale di Teramo alla luce delle indagini avviate dalla procura. Sequestrata anche l'abitazione degli indagati. L'indagine è stata condotta in collaborazione dagli uomini del nucleo operativo della Compagnia di Teramo, e dai militari della Compagnia di Teramo della Guardia di Finanza, sotto la direzione investigativa del procuratore capo Antonio Guerriero e del pm Cristina Medori. Dopo aver individuato i rom nei pressi dell'abitazione dell'imprenditore, gli investigatori hanno accertato che la riscossione delle somme avveniva dietro pesanti minacce, telefoniche e di persona, anche ai familiari del costruttore e nel corso del tempo si era trasformata in una vera e propria spoliazione nei suoi confronti. L'uomo era stato costretto ad assumere fittiziamente tutti gli arrestati e una sesta persona, anch'essa indagata: i sei non andavano al lavoro e venivano pagati regolarmente, con buste paga a costituire le rate del debito da rifondere. L'imprenditore era stato anche costretto a ricomprare a un'asta giudiziaria la villetta (poi sequestrata) a due piani, poi intestata fittiziamente alla figlia, che era finita nella disponibilità di due degli arrestati. L'ammontare dei prestiti ammonta a decine di migliaia di euro.