Il palazzo di giustizia di Teramo

TERAMO

Truffa azioni Tercas, chiesti sei anni per l'ex Dg Di Matteo

Quattro anni all'allora responsabile dell'area commerciale, Alessio Trivelli; da due anni a 6 mesi per altri dodici e tredici assoluzioni: sono le richieste del pm Medori nel processo che vede imputate ventotto persone

TERAMO. Sei anni a testa per l'ex dg Antonio Di Matteo e per l'ex responsabile pro-tempore dell'area finanza della Tercas Lucio Pensilli e quattro anni per l'allora responsabile pro-tempore dell'area commerciale Alessio Trivelli. Sono alcune delle richieste di pena avanzate dal pm Enrica Medori nell'ambito della requisitoria sul processo per la presunta truffa con le azioni Tercas, che vede imputate 28 persone tra dirigenti e dipendenti dell'istituto di credito oggi acquisito dalla Banca Popolare di Bari che si è costituita parte civile nei confronti di Di Matteo e Pensilli. Oltre a quelle per i tre vertici il pm Enrica Medori ha chiesto anche la condanna a due anni ciascuno per Piero Lattanzi e Franco Maiorani, che all'epoca ricoprivano i ruoli rispettivamente di responsabile del servizio privati della Tercas e responsabile pro tempore del settore finanza della banca, a sei mesi ciascuno per Fabrizio Di Bonaventura, Franca Marozzi, Mariagabriella Calista, Pietro Sciarretta, Nicola Celli, Rosanna Arcieri, Valentina Angelozzi, Enrico Robbuffo, Luisa Ferri e a nove mesi per Silvana De Sanctis che all'epoca, in base alle diverse posizioni, ricoprivano ruoli che andavano da quelli di direttori a vicedirettori di filiale fino ad addetti alla riprofilatura dei clienti. Per sei degli imputati per i quali è stata chiesta la condanna è stata comunque chiesta l'assoluzione per alcuni capi di imputazione. Chiesta invece l'assoluzione per altri 13 dipendenti finiti a processo: Marco Nardinocchi, Maria Lucia De Laurentiis, Monica Di Luciano, Luca Ettorre per non aver commesso il fatto, Christian Torreggianti, Elena Malatesta, Carlo Pavone, Giancarlo Stacchiotti, Mazzocchitti Lidia, Rastelli Rosanna, Valentini Maria Carmela, Danilo Ranalli e Marinella Petrini perché il fatto non sussiste. Tutti erano finiti a processo con l'accusa di truffa in concorso: sul tavolo la vendita nel 2011, di azioni proprie della Tercas che per la Procura sarebbero state fatte passare per cosiddetti "pronti contro termine", investimenti a un anno con rendimento garantito.