Università, ci sono 300 matricole in più

Teramo è prima in Italia per incremento nel numero di iscritti: dopo il crollo dello scorso anno ora cresce del 30%

TERAMO. L’università di Teramo rialza la schiena. Dopo il minimo storico di iscritti, toccato nello scorso anno accademico, quest’anno le facoltà teramane sono prime per aumento di immatricolati. Nel recentissimo sondaggio di Repubblica l’ateneo teramano nell’anno accademico 2013-2014 ha avuto un incremento del 30,4% di iscrizioni, il più alto fra le 28 università prese in considerazione.

E non è detta l’ultima parola: i dati sono fotografati al 5 novembre, ma le immatricolazioni terminano il 22 aprile. Lo scorso anno, a questa scadenza, ci furono 1.450 matricole rispetto alle 1.001 del 5 novembre precedente. Il rettore, Luciano D’Amico, è più che soddisfatto: non lo fa notare ma l’inversione del trend corrisponde all’avvio del suo incarico alla guida dell’ateneo. «Ci aspettiamo un incremento proporzionale, fino ad aprile, anche quest'anno e speriamo di sfiorare le 1.800-1.900 matricole complessive. Tantopiù che i dati di Giurisprudenza non considerano i numeri di Avezzano perché i problemi della sede hanno ritardato le iscrizioni al punto che ho già disposto la sospensione della tassa di mora fino al 6 dicembre: ci aspettiamo circa 70-80 matricole».

L’incremento del 30% dunque potrebbe essere sottostimato anche perchè gli studenti si iscrivono, per tradizione, più tardi all’università di Teramo. «E’ un fenomeno determinato anche dalla crisi economica», spiega il rettore, «per pagare l'iscrizione si le famiglie aspettano la tredicesima. Da un lato possiamo considerare l’aspetto positivo: le famiglie riconoscono il valore della formazione universitaria, ma dall'altro è un sintomo di una crisi molto forte. Nelle aule noi abbiamo molti più studenti di quelli che risultano: alcuni frequentano ma si iscrivono a dicembre».

Per ora l’incremento maggiore nelle iscrizioni l’ha avuto il corso triennale in Biotecnologie (124%), seguito dalla specialistica in Scienze e tecnologie alimentari e dalla specialistica in Biotecnologie della riproduzione (100%). «In generale», commenta D’Amico, «l’incremento è distribuito uniformemente su tutti i corsi: credo che sia il frutto del "patto con lo studente" a dimostrazione che chiedere un maggiore impegno viene apprezzato dagli studenti che sanno ben investire il loro tempo e il loro futuro. Evidentemente premia il messaggio che abbiamo lanciato loro: “vi facciamo studiare di più, vi diamo una migliore formazione e nei tempi tecnici previsiti”». L’imperativo, all’ateneo teramano ora è «razionalizzare le spese e investire in ricerca e formazione». Seguendo questa direttrice il rettore si pone un obiettivo da lui stesso definito “ambizioso”: «un incremento di mille studenti all’anno, fino ad arrivare al nostro potenziale di 14mila studenti, fissato dalla legge Gelmini». L’anno scorso, comprese le scuole di specializzazione, il totale di studenti iscritti è stato di 7.800.

L’obiettivo ambizioso, oltre che sul “patto con lo studente”, si fonda su alcuni step. «Uno è creare delle start up: chiederemo l'aiuto alla Regione, a Confindustria e ad altri per consentire ai nostri studenti di creare imprese innovative o di offrire la propria professionalità sul territorio», spiega D’Amico, il quale ricorda come quest’anno saranno ben 88 i posti per i dottorati attivati all’università di Teramo (sull’argomento domani terrà una conferenza stampa). Basilare anche continuare nella riorganizzazione logistica: entro gennaio e febbraio il rettore conta di chiudere le sedi di Chiareto e di Cartecchio. «Il risparmio, basti pensare solo alle spese per l’uscierato», spiega, «lo reinvestiremo in servizi agli studenti, ricerca e didattica». Un nodo ancora da sciogliere riguarda il servizio di trasporto pubblico per le sedi di Colleparco e Piano d'Accio: «è un problema che va posto, serve un incremento delle corse, magari solo in particolari momenti dell'anno. Chiederò al sindaco di incontrarci nuovamente». Un’idea è concentrare la didattica solo in alcuni giorni e chiedere dunque un incremento limitato delle corse.

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