ABRUZZO

Il nuovo ospedale Covid in 15 giorni a Pescara / DIRETTA FACEBOOK

La Regione conferma la scelta dell'ex Dipartimento materno infantile indicato dal Comune: subito 20 posti letto, cantiere aperto giorno e notte

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PESCARA. Il nuovo ospedale Covid di Pescara dovrebbere diventare realtà: subito 20 posti letto (per un progetto definitivo che parla di 98 posti, 40 dei quali di terapia intensiva) nell’ex Ivap di via Rigopiano, a ridosso dell’ospedale civile. Lo ha confermato il presidente della giunta regionale Marco Marsilio in un'apposita conferenza stampa collegata in diretta facebook.

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Si tratta dell'ex dipartimento materno infantile del vecchio ospedale, i cosidetti "palazzi rossi" che si affacciano su via Rigopiano, indicata nei gioirni scorsi dal sindaco Carlo Masci. L'alternativa era rappresentata dall'Interporto di Manoppello.

Il nuovo ospedale servirà ad isolare i malati Covid da quelli normali evitando focolai interni. La Regione aveva già incassato il via libera di Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus. Il capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha comunicato il parere favorevole e autorizzato la spesa di 7 milioni di euro per i lavori di riqualificazione della palazzina; altri 3 milioni di euro saranno concessi dalla Banca d'Italia.

"Già, domani, martedì si procederà all’affidamento della progettazione dei lavori ed entro 24 ore si passerà all’apertura del cantiere", ha detto il governatore. "Secondo i tecnici, serviranno 14 giorni di lavoro - il cantiere sarà attivo notte e giorno - per allestire i primi 20 posti letto e successivamente si procederà a migliorare il progetto. Questa pandemia - ha concluso Marsilio - ci porterà a rivedere l'intera organizzazione sanitaria regionale sul territorio». L'assessore Nicoletta Verì ha annunciato che la Regione Abruzzo è pronta a entrare nella fase 2 dell'emergenza sanitaria. «Non dobbiamo allentare il livello di attenzione - ha detto l'assessore Verì - in quanto una cura certa ed un vaccino non li abbiamo ancora trovati. Ci sono dei posti liberi di terapia intensiva a testimonianza che nel nostro sistema sanitario ci sono stati buoni livelli di prevenzione e di cure. Abbiamo più di mille pazienti in osservazione familiare».