Accoltella il marito, condannata a 6 mesi 

La donna gli sferra tre pugnalate durante una lite, lui non la denuncia e in aula dichiara: «La perdono». Ma il giudice è inflessibile

CHIETI. Non ha mai sporto denuncia per quelle tre coltellate prese allo stomaco e al processo ha detto di aver perdonato la moglie che gliele ha inferte, con la quale, nonostante tutto, sta ancora insieme.
Ma la buona disponibilità del marito non ha impedito che la moglie venisse condannata a sei mesi di carcere senza condizionale, ovvero senza possibilità di sospendere la pena.
Lo ha deciso il giudice Isabella Maria Allieri al termine dell’udienza di giovedì scorso al tribunale di Chieti dopo aver ascoltato le risultanze delle diverse consulenze psichiatriche sulla salute della donna, M.G. le iniziali del suo nome, una teatina di 44 anni che abita a Santa Barbara.
L’accoltellamento è avvenuto nella notte del 20 luglio del 2015. Secondo quanto ha raccontato il marito ai medici che l’hanno preso in cura e alle forze dell’ordine, la coppia stava litigando e pare che i litigi fossero nient’affatto una rarità nel ménage familiare. Quella di quella sera non sembrava, però, almeno all’inizio, una di quelle liti particolarmente feroci, tanto è vero che il marito era a letto quando è stato aggredito dalla donna con un coltello da cucina dalla lama di 18 centimetri. È stato colto di sorpresa con tre fendenti.
L’uomo viene colpito al petto, alla pancia e all’avambraccio destro, fino a quando non riesce a sfuggire alla violenza di lei e, nonostante le ferite, si rifugia in un’altra stanza chiamando i soccorsi. Non sporgerà mai querela contro la moglie e anzi continuerà a ripetere che la donna ha bisogno di cure, ma la gravità delle lesioni fa sì che l’indagine sia partita d’ufficio con l’accusa di lesioni personali aggravate. La donna avrebbe poi spiegato alle forze dell’ordine di aver agito in quel modo a causa delle difficoltà economiche in cui, a suo dire, l’aveva ridotta il marito. Tanto da averla costretta ad andare a mangiare alla Caritas. Il perito del tribunale, lo psichiatra Vittorio Bocola, ha riferito al giudice che la donna, difesa dall’avvocato Mauro Faiulli, attualmente «non è socialmente pericolosa» e ha giudicato salva anche la sua «capacità di stare nel processo». Ma al momento del fatto la sua capacità di intendere e di volere era risultata all’esperto «grandemente scemata». Nell’udienza di giovedì hanno anche testimoniato il poliziotto che si è occupato del caso e il marito.
L’uomo ha confermato al giudice che è tornato insieme alla moglie e che l’ha perdonata.
Ha detto anche che ha sempre tentato di aiutare la donna che ha sposato, afflitta da problemi psichici da tenere sotto controllo attraverso l’utilizzo di un’adeguata terapia farmacologica. (a.i.)
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