Anziano raggirato, una 49enne a processo 

La donna si è fatta consegnare denaro, un’automobile, due televisori, uno smartphone e un tablet

CHIETI. Si è fatta comprare di tutto, persino un’automobile, sfruttando le condizioni di debolezza mentale di un anziano. È questa l’accusa della procura di Chieti nei confronti di Erica D’Agostino, 49 anni di Collecorvino, finita sotto processo per il reato di circonvenzione d’incapace: la vittima è un pensionato teatino, che soffre di malattie neuro-cognitive, al quale la donna avrebbe procurato un danno di oltre 20mila euro. Il giudice Andrea Di Berardino ha firmato il decreto di giudizio immediato, ritenendo «la prova evidente»: la prima udienza è in programma il prossimo 11 aprile. Ad occuparsi delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Marika Ponziani, sono stati i carabinieri della stazione di Chieti Scalo. La vittima e i tre figli, che potranno costituirsi parte civile, sono assistiti dall’avvocato Anna Lisa Bucci. L’imputata, difesa dall’avvocato Giovanna Salvatore, nega le accuse.
In base alla ricostruzione degli investigatori, alcuni anni fa il pensionato e la moglie conoscono D’Agostino perché si prende cura dei loro cani. I problemi cominciano quando lui resta vedovo, anche se i figli lo accudiscono amorevolmente e in ogni modo possibile. Sfruttando le patologie dell’uomo – sempre secondo l’accusa – la 49enne si fa accreditare a più riprese, sulla sua carta di credito prepagata, più di 5mila euro. Poi, gli fa firmare finanziamenti per l’acquisto di due televisori, uno smartphone e un tablet del valore totale di 1.600 euro. Come se non bastasse, nel settembre del 2020, acquista un’autovettura da 12mila euro e consegna alla donna anche 4mila euro. Ma l’anziano non viene mai in possesso dell’auto, che finisce nella disponibilità della 49enne. I figli scoprono tutto casualmente, quando al padre arriva una multa per una macchina che non conoscono: l’obbligato in solido è il genitore, ma loro quell’autovettura non l’hanno mai vista. Nel momento in cui gli chiedono chiarimenti, l’anziano risponde in modo evasivo: sostiene che sicuramente si tratta di un errore e che farà annullare il verbale. Poco convinti di quella strana spiegazione, i figli fanno qualche verifica ed emerge come il padre abbia firmato il contratto di acquisto dell’auto, entrata subito in possesso della donna e consegnata da questa al fratello, responsabile dell’infrazione che ha fatto scattare la multa. (g.let.)
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