Vasto

Dai lavori emerge una necropoli, la scoperta a Punta Penna

24 Maggio 2026

Reperti archeologici nella zona industriale durante gli scavi per il parcheggio e il campo fotovoltaico. Rinvenute 60 tombe, nonché scheletri, oggetti e i resti di una villa romana

VASTO. Una grande necropoli frentana risalente al IV e V secolo avanti Cristo è stata rinvenuta nella zona industriale di Punta Penna, durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio fotovoltaico di potenza pari a 900 chilowatt. Una scoperta importante, avvenuta in maniera del tutto fortuita, che conferma l’importanza archeologica del territorio vastese, dove sono state rinvenute in passato altre necropoli, ma di dimensioni molto più ridotte di quella scoperta nell’area industriale di Punta Penna.

La società che intende realizzare l’impianto fotovoltaico, la “Comunità energetiche spa” di Terni, ha incaricato per gli scavi l’archeologa Giuseppina Mazzella che sta operando sotto la stretta sorveglianza della Soprintendenza. Finora sono state rinvenute circa 60 tombe, ma se ne stimano molte di più. Forse un centinaio. Gli scavi hanno consentito di portare alla luce non solo gli scheletri delle persone sepolte, ma anche gli oggetti usati in vita: armi per gli uomini come lance e giavellotti e ornamenti per le donne, consistenti in spille, fermacapelli e decorazioni. Questi oggetti si trovano ora a Chieti nella sede della Soprintendenza che sul ritrovamento ha imposto uno stretto riserbo. Prova ne è che, nonostante gli scavi siano iniziati circa un anno fa, finora sulla notizia c’è stata la massima discrezione, anche perché la zona dove la ditta dovrebbe realizzare il parcheggio fotovoltaico è abbastanza fuori mano.

Insieme alle tombe sono stati rinvenuti anche i resti murari di una villa romana, il cui impianto però potrebbe essere più antico. Le mura sono state protette con tessuto-non tessuto e ricoperte di terra, in attesa delle decisioni della Soprintendenza. Era stata proprio quest’ultima nel 2024 a chiedere alla ditta di Terni «l’esecuzione di indagini archeologiche preventive» da parte di personale specializzato, prima di rilasciare il parere di competenza. L’importante ritrovamento è avvenuto durante le operazioni preliminari per la realizzazione di un parcheggio fotovoltaico da 200 posti auto, gratuito e videosorvegliato, che potrebbe essere messo a servizio della riserva naturale di Punta Aderci.

L’energia rinnovabile prodotta dai pannelli sarà riservata alle aziende della zona industriale di Punta Penna che potranno avere un risparmio in bolletta del 30%. Un altro vantaggio consiste nel destinare parte dei fondi pubblici – circa 60mila euro l’anno – in opere di interesse ambientale. Per quanto riguarda i reperti trasferiti provvisoriamente a Chieti, l’obiettivo è di riportarli in città, con ogni probabilità nei musei di Palazzo D’Avalos, per dare loro la giusta valorizzazione e metterli a disposizione del pubblico.

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