Il processo

Bancarotta dello “089”, Bove patteggia la pena

L’ex titolare dello storico bar di via Roma dovrà scontare un anno e otto mesi. La società “Hablame Luna” fu dichiarata fallita nel febbraio del 2012

SALERNO. Si è chiusa con un patteggiamento la vicenda giudiziaria della bancarotta fraudolenta del rinomato Caffè “089” di via Roma. Il “guru” della movida salernitana, Enzo Bove, all’epoca gestore del locale, ha concordato la pena (sospesa) di un anno e otto mesi di reclusione. La sentenza è arrivata ieri al termine dell’udienza preliminare dinanzi al giudice Sergio De Luca del tribunale di Salerno. Stesso rito è stato scelto dal suocero, Rosario Marinelli, che ha patteggiato la stessa pena.

Con l’adesione al patteggiamento, Bove ha posto fine ad un’altra delle inchieste giudiziarie che lo coinvolto negli ultimi anni e dalle quali è uscito indenne. Bove, in questo procedimento penale, rispondeva di bancarotta di quello che fu il suo locale più in voga, lo “089”, con cui fece da apripista nel nuovo mood del divertimento notturno. La storia del crac del bar fece molto scalpore, sia per la notorietà del suo titolare sia perché ritrovo di tanti avventori e nottambuli.

L’inchiesta della procura Salernitana verte sul destino della società “Hablame Luna” con cui Bove gestiva il caffè “089”.

La società fu dichiarata fallita nel febbraio del 2012, ma il procedimento – secondo gli inquirenti – non fu tutto regolare, anzi vi furono condotte che avrebbero tratto in inganno i creditori e gli avrebbero sottratto risorse.

A questa conclusione è giunto nei mesi scorsi il sostituto procuratore Francesco Rotondo che aveva chiesto il rinvio a giudizio per l’ex consigliere comunale. Stessa richiesta è stata avanzata per il suocero che era l’amministratore della società e figurava pure nella srl Nasa, proprietaria del ristorante “Fratelli la Bufala”. Alla fine Bove e Marinelli, difesi da Michele Tedesco, hanno optato per il patteggiamento chiudendo così quest’altra grana giudiziaria.

Nei giorni scorsi, invece, sempre Bove era stato assolto in Appello per un altro processo collegato alla chiusura del caffè “089”. I giudici annullarono la sentenza di primo grado per frode in commercio, nella quale il pioniere della movida salernitana e il gestore del bar, all’epoca dei fatti Massimo Sileo, erano stati condannati a quattro mesi di reclusione. L’accusa sosteneva che gli imputati avevano somministrato prodotti come freschi, quando in realtà erano precongelati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA