Padre si licenzia per non pagare gli alimenti 

Condanna confermata in appello a carico di un aquilano chiamato a risarcire i danni causati al figlio minorenne

L’AQUILA. Si licenzia da un posto di lavoro a tempo indeterminato pur di non pagare gli alimenti al figlio minore, del quale si rifiuta anche di prendersi cura, negandogli la propria presenza. È la storia di un aquilano, condannato in sede penale dalla Corte d’appello lo scorso 24 settembre. Il processo, instauratosi a seguito di denuncia/querela sporta nel 2012 dalla madre a tutela del figlio minore, si è concluso in primo grado con la condanna del padre al pagamento di un cospicuo risarcimento danni sia patrimoniali che morali in favore del figlio. A nulla è valso il tentativo di appello proposto dal padre. Infatti, la Corte d’Appello ha confermato le statuizioni di primo grado, con le quali il padre era stato già condannato a tre mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di costituzione di parte civile, al risarcimento dei danni patrimoniali e morali, con l’ulteriore aggravio delle spese processuali del grado di giudizio e di quelle ulteriori sostenute dalla parte civile.
«La Corte non ha nemmeno riconosciuto le attenuanti generiche, tanto grave è la condotta tenuta dal condannato», sostiene l’avvocato difensore della madre del minore, Carlotta Ludovici, che spiega anche come il problema non sia stato solamente di natura economica, ma anche affettiva. «A questo bambino da tempo sono stati negati i propri diritti da parte di quella che dovrebbe essere una figura di riferimento, sostegno e supporto, quella del padre». Il genitore, nel corso degli anni, stando agli atti del procedimento, non si era mai occupato del piccolo, neanche quando lo stesso tribunale per i minorenni dell’Aquila, nel 2011, aveva regolato sia il diritto di visita sia il mantenimento mensile al minore. Un diritto solo raramente espletato dal padre che «rifuggiva» i momenti di incontro col proprio figlio. «È abominevole che un padre possa arrivare addirittura a licenziarsi da un’attività lavorativa a tempo indeterminato pur di non versare gli alimenti in favore del proprio figlio, all’epoca dei fatti in tenera età, contravvenendo in tal modo non soltanto ad un provvedimento giudiziale emanato a suo tempo dal tribunale per i minorenni dell’Aquila, ma anche alle più elementari regole sancite dalla nostra Carta Costituzionale», conclude l’avvocato Ludovici. «Senza voler tralasciare la totale assenza del padre nella vita del piccolo, sia da un punto di vista morale che assistenziale, oltre che economico. Siamo riusciti finalmente a fare in modo che al piccolo venissero riconosciuti i propri diritti. Speriamo che questa sentenza possa essere un chiaro monito anche per altri genitori nella stessa situazione».
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