Tagliacozzo, gli stipendi di sindaco e assessori

14 Maggio 2014

Di Marco Testa guadagna 1.380 euro al mese, il suo vice Poggiogalle 1.088 euro Il primo cittadino: paghiamo di tasca nostra le spese di rappresentanza

TAGLIACOZZO. La trasparenza amministrativa sul sito web dell'amministrazione comunale ha fatto subito scoppiare le polemiche. I compensi di sindaco e giunta, che si aggirano intorno ai 62mila euro annui, hanno diviso i cittadini, ma il sindaco spiega come tutta la maggioranza abbia rinunciato a qualsiasi forma di rimborso e a ogni spesa di rappresentanza, tanto che per qualcuno amministrare significa rimetterci.

Tutto è cominciato perché, in base a quanto previsto dalla normativa sugli enti locali, l'amministrazione comunale deve pubblicare sull'albo pretorio online del sito istituzionale del Comune i compensi di ciascun amministratore. Il primo cittadino, Maurizio Di Marco Testa, percepisce 1.380,49 euro al mese, il vice Angelo Poggiogalle, 1.088,85 euro, l'assessore Antonio Amicucci 978,62 euro così come il collega Gabriele Venturini, anche lui retribuito con 978,62 euro. Il più penalizzato, visto che, come il sindaco, è un dipendente pubblico e quindi percepisce la metà, è Antonio Stipano con 489,30 euro al mese. Al presidente del consiglio, Paolo Rapo, invece, spettano soltanto 276,10 euro mensili. Le cifre sono a lordo dell'Irpef. Il gettone di presenza dei consiglieri comunali, invece, è di 15,31 euro. I consiglieri percepiscono i gettoni ogni qualvolta partecipano a una commissione oppure a un consiglio comunale. In media ciascun consigliere guadagna tra i 100 e i 150 euro l'anno per l'attività amministrativa svolta. Mancano poi gli incarichi esterni che possono variare di volta in volta.

Sulla questione il primo cittadino interviene spiegando i tagli messi in atto per risparmiare sulle spese del Comune e sulla collettività riguardo ai compensi degli amministratori, ma soprattutto per dare un segnale alla popolazione.

«Come dipendente pubblico», ha affermato il primo cittadino Di Marco Testa, «prendo la metà dell'indennità da sindaco. Basti pensare che, rispetto al mio lavoro di finanziere, ogni mese ci rimetto 600 euro».

«Inoltre», afferma, «abbiamo rinunciato alle spese del telefono, non percepiamo rimborsi o compensi, neanche quelli chilometrici e paghiamo di tasca nostra le spese di rappresentanza. Nessuno della mia giunta prende rimborsi spese di qualsiasi tipo. Lo abbiamo fatto», spiega, «per dare un segnale alla popolazione, per stare vicino ai cittadini in un momento di crisi generale».

Pietro Guida

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