Non ci fu abuso d’ufficio, assolto l’ex comandante dei carabinieri 

A Romano la Procura contestava un procedimento disciplinare ingiustificato contro un brigadiere Rinviata l’udienza preliminare a carico dell’ex capo del reparto operativo: per lui l’accusa si aggrava

TERAMO. È stato assolto “per non aver commesso il fatto” l’ex comandante provinciale dei carabinieri Pier Vittorio Romano, finito a processo per tentato abuso d’ufficio in relazione a un procedimento disciplinare a carico del brigadiere Enzo Marcelli, che si era costituito parte civile. L’assoluzione di Romano, difeso dall’avvocato Cataldo Mariano, è arrivata al termine del rito abbreviato davanti al gup Flavio Conciatori e nel corso del quale il pm Laura Colica aveva chiesto per il militare la condanna a nove mesi. «Essendo un uomo delle istituzioni ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni», ha commentato Romano dopo l’assoluzione.
Per quella stessa vicenda ieri si è volta anche l’udienza preliminare a carico dell’ex comandante del reparto operativo di Teramo, Massimiliano Speranza De Luca, che oltre dell’accusa di tentato abuso d’ufficio deve rispondere anche di due ipotesi di favoreggiamento personale. Inizialmente la Procura gli aveva contestato il tentato favoreggiamento, ma ieri il pm Colica ha modificato il capo di imputazione. La difesa di De Luca , rappresentata dall’avvocato Mariateresa D’Innocenzo, ha chiesto un’integrazione probatoria. Richiesta accolta dal gup che ha successivamente rinviato l’udienza preliminare al 30 gennaio. L’inchiesta che ha interessato i due militari è quella aperta dopo che durante la prima udienza del processo per truffa all’ex maresciallo dei carabinieri Ivo Angelini Marcelli, citato come teste della Procura, aveva lanciato accuse dettagliate: «Mi si ordinò di non fare nessun atto in cui si parlava di Angelini». Da qui l’apertura di un fascicolo nel quale a De Luca vengono contestate due ipotesi di favoreggiamento. Il tentato abuso d’ufficio, che la Procura ha contestato a entrambi, è relativo a un procedimento disciplinare a carico di Marcelli. Secondo la Procura i due militari, come si legge nel capo di imputazione, avrebbero posto in essere «atti idonei diretti a procurare a Marcelli un ingiusto danno consistito negli effetti negativi sulla posizione giuridica del militare conseguenti a procedimento disciplinare al fine di punirlo ingiustamente per la mancata modifica dell’annotazione sul maresciallo Angelini e per il suo deposito in Procura». Accusa dalla quale Romano è stato assolto.
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