Angelini: ho pagato 500 mila euro ad Aracu

Interrogato in procura dopo il dossier inviato ai pm da un’ex moglie del parlamentare. Le confessioni a scoppio ritardato dell’imprenditore creano subbuglio nel Pdl

PESCARA. La bomba a orologeria scoppia quando il suo artefice decide di farla esplodere. Nei modi e nei tempi che ritiene giusti, opportuni e convenienti. La fa deflagrare e poi vede l'effetto che fa. A 14 mesi di distanza dai primi siluri, Vincenzo Angelini torna a indossare le vesti del Grande Accusatore, chissà quanto attendibile, e torna a fare fuoco. Spiazzando la stessa procura che un anno fa ne ha raccolto e poi cristallizzato - per utilizzarle in dibattimento - le rivelazioni.

Confessioni che hanno decapitato la giunta regionale il 14 luglio 2008 e fatto finire in carcere anche l'ex presidente Ottaviano Del Turco. Non c'erano solo i 15 milioni di tangenti che l'imprenditore della sanità privata sostiene di avere versato per ottenere rimborsi d'oro per prestazioni extra budget e dei quali ancora non c'è traccia. C'era anche altro, evidentemente. Ma Angelini lo dice solo adesso.

Nel suo mirino, torna a essere inquadrato il parlamentare (ed ex coordinatore regionale) di Forza Italia e ora del Pdl Sabatino Aracu, già trascinato nella bufera da Angelini nel 2008 quando, alla presunta richiesta del politico di due milioni di euro, l'imprenditore avrebbe risposto al telefono con la ormai famosa frase: «A Sabatì, ma vaff...».

Tanto bastò perché l'ex, dal 15 maggio, presidente del Comitato organizzatore dei XVI Giochi del Mediterraneo «Pescara 2009», venisse indagato.

Angelini stavolta va oltre, e parla di quasi 500mila euro in contanti, di gioielli e regali che avrebbe consegnato a mano a casa dello stesso Aracu.

Insomma, da una concussione tentata a una concussione consumata, anche per il tramite dell'ex manager dell'Asl di Chieti Luigi Conga, che Angelini tira in ballo improvvisamente nel corso dell'ultimo interrogatorio consumatosi pochi giorni fa in gran segreto negli uffici della procura.

E cioè a quasi un anno dallo tsunami giudiziario che ha sconvolto l'Abruzzo e con un braccio di ferro in corso con la Regione per i rimborsi sui ricoveri. Angelini evitò l'arresto grazie alla sua collaborazione, perché la procura lo riteneva il grimaldello per scardinare il sistema delle presunte tangenti.

Ora riapre bocca in un momento storico particolare, caduta la giunta di centrosinistra e con in sella quella di centrodestra, il cui potere si è consolidato dopo le ultime elezioni nelle Province e nei Comuni più importanti. Quel centrodestra che ha bloccato migliaia di pagamenti, ritenuti non dovuti, alle case di cura private, tra cui Villa Pini, che rivendica 165 milioni di euro per il triennio 2007-2009, quando le Asl hanno previsto un pagamento di prestazioni per un massimo di 18 milioni. Una forbice larghissima.

Angelini parla non di sua spontanea volontà, ma solo quando la procura gli chiede conto di movimenti sospetti scoperti per altre vie. Una volta messo alle strette, ecco riaffiorare i ricordi. Angelini recupera dalla memoria episodi gravissimi ed è persino prodigo di dettagli, maniacale e puntiglioso com'è. «Ma perché non ci ha detto tutto un anno fa?», gli hanno chiesto i magistrati. «Sono stressato, aiutatemi voi a ricordare», la risposta dell'imprenditore che anche 12 mesi fa accusò Conga dopo essere rimasto in silenzio per 5 volte di fila.

Stavolta, a fare da ponte al j'accuse dell'imprenditore, sono i memoriali depositati in procura da un'ex moglie di Aracu, spinta da questioni private e familiari che tali devono restare. Da quel documento, è partita l'inchiesta bis della procura che tira in ballo esponenti di primissimo piano del Pdl. Ma soprattutto Aracu, i cui beni sono già stati oggetto di accertamenti patrimoniali durante il mandato ai vertici della Federazione mondiale di pattinaggio.

La notizia dell'interrogatorio di Angelini è diventata ieri di dominio pubblico e ha preso in contropiede il procuratore Nicola Trifuoggi e i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, perché ha portato all'attenzione generale che l'inchiesta sulla sanità è virata decisamente verso il centrodestra. Trifuoggi ha annunciato l'apertura di un fascicolo per violazione del segreto istruttorio: «La procura», ha detto il magistrato, molto seccato, «si ritiene gravemente danneggiata dalle notizie pubblicate, che si rendono note a indagini concluse, e non in corso». Ma ormai l'ordigno è già scoppiato.