Aracu, sigilli all’attico di Pescara

Sequestrati casa e quadri. Il gip: sono profitto delle tangenti

PESCARA. Per la procura i soldi delle presunte tangenti incassate da Sabatino Aracu sono in un appartamento all’ottavo piano di via Nicola Fabrizi 215, un immobile del valore di 830 mila euro che il parlamentare del Pdl acquistò nel 2005, subito dopo le dazioni dichiarate da Vincenzo Maria Angelini, pagando la metà della cifra in contanti. Si conclude con un colpo di coda l’inchiesta sullo scandalo della sanità, con i sigilli a un attico di 300 metri quadrati più 300 metri di terrazzo nel centro di Pescara, che Aracu non utilizza mai, e il sequestro di quattro quadri d’autore di valore superiore ai 100 mila euro.

Di più avrebbero voluto i pm, che avevano chiesto il sequestro di numerosi immobili riconducibili ad Aracu, sequestro disinnescato da una sentenza della Cassazione del 6 ottobre scorso, in cui si stabilisce che nell’ipotesi di concussione si può procedere solo al sequestro del profitto del reato, e non al sequestro «per equivalente».

Alle prime ore del mattino, gli agenti della Guardia di finanza coordinati dal colonnello Maurizio Favia, partono alla volta di Roma per notificare all’ex coordinatore regionale di Forza Italia il decreto di sequestro firmato dal gip Maria Michela Di Fine. La consegna avviene attorno alle 13, in una casa che si affaccia su piazza Cavour. Aracu non fa una piega. Più tardi dirà che preferisce non rilasciare dichiarazioni: «Aspetto la fine dell’inchiesta». L’atto è lo stesso con cui il giudice ha detto no al suo arresto: viene accolta, invece, la richiesta del pool di Sanitopoli - il procuratore capo Nicola Trifuoggi e i pm Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio - di colpire i beni dell’indagato. Il gip, quindi, dispone il sequestro preventivo dell’appartamento di Pescara e di quattro quadri, opere di Domenico Morelli, Pietro Fragiacomo e Giuseppe Laezza, esponenti dell’Ottocento napoletano, e di Michele Cammarano, pittore di scuola veneziana, con un valore che oscilla dai 18 mila (Laezza) ai 35 mila euro (Fragiacomo).

Il gip, dunque, riconosce valida l’ipotesi accusatoria, che dovrà essere provata, in base alla quale immobile e dipinti sono il «profitto» delle presunte tangenti. O almeno di una parte di queste. Secondo la procura, infatti, Aracu avrebbe ricevuto direttamente dal re delle cliniche private Angelini 980 mila euro, denaro che gli sarebbe stato consegnato in più occasioni tra febbraio 2004 e aprile 2005, con pagamenti da 50 mila a 200 mila euro ogni volta. Il parlamentare, inoltre, sostiene la procura, sarebbe stato in parte il terminale finale delle presunte tangenti incassate dall’ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga: una montagna di denaro, 6.250.000 euro.

A portare ai sequestri di ieri è la «sostanziale corrispondenza tra la data di acquisto e di consegna del denaro da Angelini ad Aracu», motiva il gip. L’appartamento, infatti, viene acquistato il 28 aprile 2005, con un rogito di 450 mila euro e la somma in contanti di 380 mila euro, non dichiarata al momento dell’atto. Ma perché quei soldi sarebbero le tangenti? Secondo l’accusa, nelle settimane prima Aracu avrebbe ricevuto da Angelini 300 mila euro: 100 mila nel dicembre 2004, 200 mila proprio in aprile, per questo ha una così grande disponibilità di denaro. La stessa corrispondenza di tempi, sottolinea il gip, ci sarebbe tra le presunte tangenti e l’acquisto dei quadri, comprati tra maggio 2004 e dicembre 2005 attraverso terzi, che sarebbero poi stati rimborsati da Aracu con denaro contante.