Cani da combattimento addestrati nelle strade, choc a Montesilvano

Avviene nel quartiere popolare di via Rimini. Fenomeno sempre più diffuso. Carmelita Bellini: non c’è controllo

PESCARA. Due giovani pitbull, uno contro l’altro, che si fronteggiamo mordendosi, alzandosi sulle zampe posteriori, ringhiando tra di loro in atteggiamenti al limite del combattimento. Quello che forse dovrà diventare secondo le aspettative di chi li guarda seduto su una sedia in mezzo alla strada e di chi li incita e li segue a vista, pronto a separarli se quel gioco, come lo chiamano, dovesse degenerare troppo in fretta. È avvenuto in pieno pomeriggio una ventina di giorni fa nel cuore di un quartiere popolare, quello di via Rimini, a Montesilvano dove però quella scena, già vista altre volte, viene filmata e ripresa da un residente stanco di sopportare. Stanco di aver paura di salire perfino le scale dove quegli stessi pitbull vengono lasciati legati al corrimano del pianerottolo.

Per questo poi, quel video amatoriale, di cui pubblichiamo alcuni fotogrammi, è finito su Facebook, ed è per quel video, poi, che l’autore è stato picchiato pochi giorni dopo.

«Ce l’hai con i cani?» la domanda prima del pugno per strada. «No, ce l’ho con chi li maltratta», la risposta del giovane prima di cadere e di ricorrere poi alle cure dei medici in ospedale. A raccontarlo è lui stesso («tutti hanno paura e tutti si lamentano, ma se non succede un morto non interviene nessuno»), testimone di una scena che nelle periferie cittadine, insieme alla densità di pitbull esibiti come segno di potere, sta diventando un fenomeno sempre più frequente. A Pescara li vedi girare liberi a Rancitelli, e se non stanno sui balconi sono nei garage, nei recinti, in attesa di essere liberati. A Fontanelle, altra periferia pescarese c’è un rottweiler diventato padrone del parco, dell’unico parco di via Caduti per Servizio.

«Ci portano pure i pitbull», racconta un residente che chiede l’anonimato, «li chiudono nel parco e ce li lasciano come se fosse il loro giardino personale. Non ci va più nessuno. Una volta uno ha aizzato i due pitbull contro un gatto e gliel’ha fatto sbranare. Un altro aveva un rottweiler che ha tolto dopo le pressioni di noi residenti e dopo che gli aveva rifilato tre morsi da 25, 27 e 30 punti di sutura».

A San Donato un messo notificatore ha passato il documento dal cancello bloccato dal pitbull in pieno allenamento: «La padrona aveva un guanto bianco e il cane gli saltava contro, non ce l’ho fatta ad entrare». Le segnalazioni sono tante, l’ultima ieri, da Cappelle, per una coppia di pitbull tenuta in un appartamento nonostante i timori degli altri inquilini.

«Ma il problema non sono i cani tenuti regolarmente, con il microchip che ne documenta il padrone che ne è poi responsabile», spiega Carmelita Bellini, guardia zoofila, da quarant’anni punto di riferimento di enti e istituzioni per la gestione dei randagi, «il problema è il commercio dei pitbull dati a chiunque, anche a ragazzini, a 100, 150 euro. Animali senza microchip e dunque senza iscrizione all’anagrafe canina, frutto di incroci improbabili quanto pericolosi, smerciati da chi con un cane si improvvisa allevatore tanto per tirare su due soldi».

Basta vedere su siti specializzati per il commercio online: cliccando pitbull esce di tutto, e per quattro soldi. «Ma gli avvisi stanno comparendo un po’ dappertutto», riferisce ancora Bellini che a Montesilvano gestisce un canile, «e il problema c’è chi se li prende senza saperli gestire. O peggio, per addestrarli ad aggressività e combattimenti. Servono più controlli, altrimenti è una bomba che scoppierà».(s.d.l.)

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