Crac Di Pietro, Chiodi risponde alle domande dell'Idv

Dopo essere stato sollecitato a lungo dal nostro giornale e anche da settori del suo partito il presidente della Regione ha risposto alle dieci domande poste dall'Italia dei Valori sul crac Di Pietro e sul ruolo dello studio Chiodi-Tancredi

PESCARA. Dopo essere stato sollecitato a lungo dal nostro giornale e anche da settori del suo partito il presidente della Regione Gianni Chiodi questa mattina in conferenza stampa ha risposto alle dieci domande poste dall'Italia dei Valori sull'inchiesta della Procura di Teramo riguardo al crac Di Pietro e sul ruolo dello studio Chiodi-Tancredi.

Il presidente della Regione ha depositato una querela contro il nostro giornale per diffamazione a mezzo stampa. Oltre alla querela il governatore ha fatto sapere che intende inviare un esposto al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti.

1) Lei, presidente Chiodi, è a conoscenza che Cipro è sulla lista nera dei paradisi fiscali stilata dall'Ocse? Lo sapete che Cipro è entrata nell'Unione Europea nel 2004 e ha adottato l'euro nel 2007? Lo sapete che l'Ocse l'ha tolta dalla lista nera nel 2009? Cipro non è un paradiso fiscale.

2) Il suo studio professionale ha mai costituito società nell'isola di Cipro? E in particolare, per conto di Nicolino e Maurizio Di Pietro? "Vale sempre la premessa che io non mi occupo della gestione dello studio, ma ho chiesto: no, mai.

3) Il suo studio professionale era a conoscenza dei trasferimenti di capitali, peraltro illegalmente acquisiti, in varie banche inglesi con filiali in Svizzera? "Non mi occupo della gestione dello studio, ma ho chiesto: assolutamente no; ignora la circostanza, ignora i tempi ed ignora come, se e quando i capitali sono stati 'illegalmente' acquisiti e come, se e quando i capitali sono stati trasferiti in banche inglesi".

4) I soldi che successivamente rientravano in Italia dalla Svizzera non hanno mai fatto sorgere in Lei e nel suo socio il minimo dubbio? Ripeto, io non mi occupo della gestione dello studio da diversi anni, ma ho chiesto: questi movimenti, di modica entità rispetto a quella riportata dai giornali (circa 400mila euro), sono coerenti con le dimensioni delle aziende in questione.

5) E' in grado, signor Governatore, oltre alla bancarotta di cui i fratelli Di Pietro dovranno rispondere in sede penale, di quantificare l'evasione fiscale determinata dal vorticoso giro di capitali nel 'paradiso' cipriota?
Qui posso rispondere io: Cipro non è un paradiso fiscale, non c'è nessuna questione che riguarda l'evasione.

6) Da quasi un mese, pressoché quotidianamente, il suo studio viene chiamato in causa da articoli di stampa sui quali Lei tace; ritiene, caro Governatore, che la questione non la riguardi? E' una vicenda di sciacallaggio, sterile e vergognoso, che riguarda peraltro in via esclusiva semmai il mio collega di studio e dalla quale io sono completamente estraneo. Per questo mi sono rivolto all'autorità giudiziaria per porre al suo vaglio la diffamatoria campagna di stampa.

7) Perché, quando il suo studio professionale è stato perquisito dall'Autorità Giudiziaria, Lei non lo ha mai reso pubblico?
Perchè lo studio non è stato mai perquisito; è un falso la perquisizione dello studio. Nel verbale, e chi ce l'ha lo sa, c'è scritto che lo studio non è mai stato perquisito.

8) Perché non dà all'opinione pubblica abruzzese la sua versione dei fatti? Perché è stata già data: la mia versione dei fatti è che io di tali questioni ignoro tutto, ovviamente, facendo il presidente della Regione, occupandomi di tutte le questioni che riguardano la Regione.

9) Ritiene che la vicenda del crack dei fratelli Di Pietro, impresari edili di movimento terra da sempre, improvvisamente impresari di movimento di capitali illegali, costituisca un complotto contro di Lei? Non credo che esista alcun complotto contro di me, ma solo il vergognoso e sterile tentativo di attaccarmi su temi a me completamente estranei, attraverso una campagna di stampa diffamatoria e denigratoria scientificamente orchestrata a tavolino.

10) Non ritiene forse giusto che gli abruzzesi, i quali da quattro anni pagano ogni sorta di tasse per ripianare i debiti contratti, debbano sapere da chi sono guidati e in che maniera?
Gli abruzzesi da quattro anni pagano tasse più alte a causa di tutto quello che è stato combinato anche da coloro che hanno fatto questa domanda. Gli abruzzesi - ha concluso Chiodi - sanno che oggi non ci sono più le condizioni di disavanzo strutturale e che probabilmente grazie all'azione di questa Giunta le tasse saranno abbassate.

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