Regione, nuovi tagli o interviene il governo

Subito le riforme su trasporti e amministrazione per ridurre le spese

PESCARA. Una piccola frazione del debito pubblico italiano è targato Abruzzo. Nel 2008 quando Chiodi si è insediato era di 4 miliardi di euro. Oggi il governatore assicura di averlo ridotto di 800 milioni (ne parlerà venerdì a Teramo in un incontro assieme all'economista Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia), quindi saremmo a 3,2 miliardi di euro. Per pagarlo gli abruzzesi pagano circa 90 milioni l'anno di interessi (180 miliardi di vecchie lire). Sono 75 euro l'anno a testa bambini compresi. Pochi? No se si aggiungono al monte tasse, alle tariffe, ai ticket. Ma pagare i debiti per risanare i conti probabilmente non basterà: bisognerà anche tagliare i costi. Nei giorni scorsi Mario Monti ha insediato un contabile d'acciaio come Enrico Bondi al superministero dei tagli, raccomandandogli peraltro una certa attenzione ad Asl ed enti locali. Negli stessi giorni la Regione, in netta controtendenza, ha rinominato i consigli d'amministrazione di due delle tre società locali di trasporto, Gtm e Sangritana, che si appresterebbe a fondere con Arpa in una società unica, lasciando fuori la parte su ferro di Sangritana. Se i numeri hanno una logica, dei tre consigli d'amministrazione (Arpa rinnoverà il cda a giugno) uno dovrà essere mandato a casa prima dei tre anni previsti dal rinnovo (entro giugno i progetti di fusione dovranno essere sul tavolo dell'assessore Giandonato Morra), e presumibilmente si apriranno contenziosi. Tra l'altro prima della scadenza dei tre anni i servizi dovranno essere messi a gara. Perché una Regione chiamata a tagliare i costi faccia un'operazione del genere invece di prorogare le nomine o commissariare le società in vista della fusione non è stato spiegato. Tra l'altro nella stessa infornata di nomine c'è anche un nuovo vicedirettore generale per Sangritana (che ne avrebbe già uno). Un caso di inerzia della politica rispetto al programma di tagli della giunta? Difficile sostenerlo, visto che le nomine passano dall'esecutivo.

Questo del trasporto pubblico locale è solo uno dei problemi che si spalancheranno ai piedi del governatore Gianni Chiodi con l'arrivo di Bondi. Perché la scure del supertecnico agirà non solo sui ministeri ma anche sulle Regioni, sulle Asl, sui Comuni, le Università, le Province e gli altri enti pubblici. Infatti nel programma di spending review del risanatore della Parmalat c'è il 6,5% di spesa rivedibile nel medio termine che interessa le Regioni, il 2,5% le Province, il 15% i Comuni, il 5,2% le università, e soprattutto il 33,1% la sanità. In totale la torta nella quale Bondi affonderà il coltello per tagliarne una quota ammonta a 295,1 miliardi di euro. Alla sanità dunque toccherà la fetta più grossa di tagli. Già con il decreto Tremonti dell'estate scorsa lo Stato dovrà tagliare di 8 miliardi in due anni il fondo sanitario nazionale che oggi ammonta a circa 107 miliardi. Le Regioni stanno resistendo, tanto è vero che la discussione sulla ripartizione dei fondi è slittata all'autunno. Per l'Abruzzo 8 miliardi di tagli vorrebbe dire grosso modo 170 milioni se i tagli saranno lineari (all'Abruzzo tocca circa il 2,15% del fondo sanitario nazionale). Una catastrofe per i conti da poco portati in equilibrio, e per la tenuta dei servizi, se non sarà accompagnata da una manovra di ulteriori tagli alle spese superflue e di livellamento dei costi dei servizi su quelli delle Regioni più virtuose.

Ma la Regione dovrà mettere mano ad altre voci di spesa extrasanitaria se non vorrà essere preceduta dalle forbici di Bondi. La riforma del personale (1.700 dipendenti circa) e dell'intera macchina amministrativa, va in questa direzione, ma è ferma per le molte resistenze in campo. I dipendenti regionali sono tanti e mal distribuiti. E non per colpa loro. La Regione ha due sedi di giunta, all'Aquila e Pescara, due sedi di Consiglio regionale, all'Aquila e Pescara, un certo numero di palazzi affittati agli assessorati, distribuiti tra L'Aquila e Pescara (sono otto gli assessorati con doppia sede), che impongono al personale tecnico e politico trasferimenti e doverosi rimborsi: una cambiale per il campanile sottoscritta al tempo della costituzione dell'ente Regione. Eppure a 35 anni di distanza oggi nessuno tra i politici abruzzesi se la sentirebbe di sostenere la tesi che l'Abruzzo dovrebbe avere come tutte le altre regioni una sola città sede di governo.

Tagli attesi sono quelli che dovrebbero riguardare il Consiglio regionale, che secondo la prima manovra Tremonti dovrebbe ridurre i propri membri a 30 dalla prossima legislatura (oggi ne sarebbero 42 ma per un meccanismo legato alla legge elettorale sono 45). La riduzione a 30 membri potrebbe comportare un risparmio di circa 1 milione e 500mila euro su un bilancio di 30 milioni. Dalla prossima legislatura entra comunque in vigore l'abolizione dei vitalizi, che dal punto di vista dei conti darà effetti nel tempo lungo. Lo stesso si può dire delle riforme in itinere che incideranno soprattutto sulla funzionalità della macchina amministrativa e non sui costi. Certo, si taglieranno un po' di poltrone oggi occupate dai commissari, ma il più è già stato fatto. Nel 2005 gli enti regionali erano novanta. Oggi dopo sette anni di tagli sono una ventina.

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