Sanità, un piano contro la mobilità passiva

Le tesi del subcommissario Zuccatelli: vanno resi obbligatori gli accordi di confine

PESCARA. Sono necessari gli accordi di confine per ridurre i costi della mobilità passiva. Il Patto per la Salute 2010-2012 li considera decisivi per il governo della mobilità sanitaria. E gli accordi di confine sono uno degli obiettivi del nuovo subcommissario al piano di rientro dell'Abruzzo Giuseppe Zuccatelli.

Zuccatelli è un esperto della materia, ed è stato lui a introdurre un recente denso volume sulla mobilità della serie Quaderni di Monitor editi dall'Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Nell'introduzione Zuccatelli elenca di fatto le linee guida per il contenumento della mobilità, che all'Abruzzo costa quasi 80 milioni l'anno. «Questi strumenti risultano assolutamente decisivi in quanto, in assenza di specifici accordi tra le Regioni», scrive il subcommissario, «le strutture eroganti di una determinata regione (specie le strutture private) considerano gli utenti fuori regione extra-budget e quindi aumentano progressivamente la produzione nei loro confronti».

Infatti per le Regioni con forte mobilità passiva, spiega Zuccatelli, «risulta difficile programmare a inizio anno l'impatto economico della mobilità che determina sistematicamente, quando vengono resi noti a metà anno i valori degli scambi dell'anno precedente, un aumento dei costi».

E se non ci sono regole può per esempio accadere che si va fuori regione per cercare servizi che in regione si pagano in parte nella forma della compartecipazione. In questo gioco ha un ruolo importante il privato che pesa per circa un terzo «quando nella mobilità intra regionale il peso del privato è, nella media nazionale, attorno al 20%».

Cosa fare dunque? Per le Regioni in piano di rientro il problema è duplice perché sono oblbigati agli acocrdi di confine, ma queste spesso confinano con Regioni che non hanno tale obbligo, perché non in piano di rientro, e che hanno una struttura dell'offerta robusta ed aggressiva. Sarebbe opportuno, invece, dice Zuccatelli, «che gli accordi di confine siano imposti a tutte le Regioni, sia che abbiano il piano di rientro, sia che confinino con queste ultime».

Negli accordi Zuccatelli prevede: assenza di tetti sull'alta complessità e sull'area oncologica; tetti in forte decremento per la bassa complessità e per le prestazioni a rischio di inappropriatezza; tetti lentamente decrescenti per la media complessità chirurgica; sistemi di regole comuni sui livelli di erogazione e sui controlli.

Analoga impostazione, dice Zuccatelli, andrebbe data agli accordi nella parte riguardante le prestazioni ambulatoriali: assenza di tetti per la radioterapia, la chemioterapia, la medicina nucleare e la dialisi; tetti fortemente decrescenti per il laboratorio; tetti, da definirsi caso per caso, per le prestazioni critiche con lunghi tempi di attesa.

Secondo Zuccatelli, «gli accordi andrebbero resi obbligatori con un vincolo alle associazioni dei privati di accettare le regole nella gestione degli scambi determinate dal sistema pubblico».

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