ABRUZZO

Treni, impugnato al Tar l’accordo da 846 milioni

Sette associazioni di consumatori contro il caro-biglietti chiedono di annullare il contratto sottoscritto dalla Regione e Trenitalia

PESCARA. Sarà il Tar dell’Aquila a decidere se il costo del biglietto dei treni può aumentare o no. E se il contratto da 846 milione sottoscritto dalla Regione e Trenitalia spa è viziato da irregolarità amministrative. Ad impugnare l’accodo decennale firmato dal presidente Marco Marsilio e l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, sono state sette associazione abruzzesi che difendono i diritti dei consumatori. Il loro ricorso, curato dall’avvocato di Napoli, Felice Petillo, è stato depositato al Tar pochi giorni fa. E chiede di annullare la delibera con cui la giunta regionale ha approvato «lo schema di contratto di servizio per il trasporto pubblico ferroviario di interesse regionale e locale tra la Regione e Trenitalia spa per il periodo 1/12/2023 -30/11/2033».

CHI È RICORSO Le sette associazioni sono le seguenti: Federconsumatori aps Abruzzo, rappresentata da Francesco Trivelli, Protezione consumatori aps (Giulio Amicosante), Arco consumatori Abruzzo (Carla Rascente), Centro per i diritti del cittadino - Codici Abruzzo (Giovanni D’Andrea), Acu Abruzzo aps (Luigi Di Corcia), Adoc aps Abruzzo (Monica Di Cola) e Guardiacivica (Claudio Lattocco). Il ricorso si basa su otto motivi e un precedente significativo: è identico al ricorso contro l’ex giunta D’Alfonso che, nel vecchio contratto, stabilì i primi aumenti del costo dei biglietti senza tener conto sia del “price cup” (tetto dei prezzi) sia dell’obbligo di coinvolgere nelle decisioni le associazioni che oggi ricorrono contro Marsilio.

GLI OTTO MOTIVI Il Centro ha potuto leggere l’atto depositato al Tar. Ecco quindi gli otto punti su cui è strutturata la richiesta di annullare il contratto milionario 1) «Per non essere stata preceduta l’approvazione dello schema del contratto di servizio dall’obbligatoria consultazione delle associazioni dei consumatori (come viene previsto da una legge, la numero 244, del 2007)». 2) «Lo schema del contratto approvato non prevede un’offerta dei servizi adeguata alla domanda (come viene invece stabilito dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti)». 3) «Non prevede un criterio di aggiornamento delle tariffe del servizio in conformità al metodo del “price cap” ancorando l’aumento annuale all’andamento dei parametri di qualità del servizio da monitorare anche con la partecipazione delle associazioni dei consumatori». 4) «Non prevede un’indagine sulle motivazioni di non utilizzo del servizio (che è un obbligo e, in sintesi, permette sia di individuare i motivi che inducono un utente a preferire altri mezzi di trasporto sia di monitorare l’evoluzione della domanda potenziale di mobilità del territorio, ndr)». 5) «Non prevede una verifica periodica delle condizioni minime di qualità del servizio». 6) «Non prevede le condizioni minime di qualità conformi ai livelli minimi di puntualità del servizio». 7) «Non prevede condizioni minime di qualità conformi ai livelli minimi di accessibilità del pubblico al servizio di trasporto », 8) «Non prevede un sistema di penalità e mitigazione delle stesse (nei confronti di Trenitalia, ndr) in caso di mancato rispetto degli indicatori di qualità».

CORSI E RICORSI «Va infine precisato», scrive l’avvocato delle sette associazioni, «che la tematica qui in esame è stata, in parte, già portata all’attenzione del Tar con un precedente giudizio promosso da alcuni degli odierni ricorrenti (che, come si diceva, impugnavano il contratto di servizio sottoscritto sempre tra la Regione e Trenitalia spa, ma relativo al periodo 2015/2023, ndr), concluso con sentenza che ha annullato la parte in cui non prevedeva un sistema di aggiornamento delle tariffe secondo il metodo del “price cap”, nonché per la mancata previsione di tutti gli standard quali-quantitativi del servizio e per la mancata previsione di un sistema di monitoraggio del servizio aperto alla partecipazione delle associazioni dei consumatori ». Ma c’è di più perché, in seguito a quella sentenza, riferita a decisione dell’ex giunta D’Alfonso, l’attuale esecutivo Marsilio, il 18 ottobre del 2022, ha approvato uno schema di protocollo d’intesa tra la Regione, le associazioni dei consumatori e le imprese affidatarie, rivolto all’attuazione della normativa in tutti i servizi di trasporto locale oggetto di contratti. «Malgrado ciò», si legge in coda al ricorso, «il nuovo contratto fra la Regione e Trenitalia è stato approvato senza la previa consultazione delle associazioni dei consumatori». Come andrà a finire?