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13 APRILE

Oggi, ma nel 1998, ad Oahu, nelle isole Hawaii, negli Stati uniti d’America, il paracadutista acrobatico francese Patrick de Gayardon, di 38 anni, si schiantava, per incidente tecnico, mentre sperimentava la tuta alare. Il 31 ottobre 1997, sul Monte Bianco, dal versante italiano verso Chamonix, in Francia, planando con successo per 6 chilometri realizzava il leggendario sogno di Icaro.

L’inconveniente mortale del 13 aprile 1998, era, presumibilmente, causato dalla modifica apportata alla sacca del paracadute per inserire l’appendice aerodinamica che comprometteva il corretto funzionamento della vela principale. Anche il sistema di salvataggio di riserva veniva compromesso e si avvinghiava a quello principale che non era stato possibile sganciare.

L’atleta, componente dal 1992 del “No limits Sector team”, pioniere del base-jumping, dal 1984, e poi dello sky-surfing, dal 1994, proveniva da Ouillins, nel sud di Lione. Lo sviluppo della “wing suit” (nella foto, particolare, proprio de Gayardon in azione) era stato studiato dal sardo Giovanni Carta, di Alghero, classe 1946, chiamato “The bird man”, trasferitosi negli Stati Uniti a dodici anni, già aviatore militare decorato nella guerra del Vietnam. Il sardo era intervenuto con il suo contributo lavorando sui ritrovati di Salvatore Cannarozzo. Quest’ultimo, di Balestrate, in provincia di Palermo, del 1921, il 2 luglio 1951, con Sauro Rinaldi, aveva sperimentato le ali di tela ideate dal transalpino Leo Valentin.

Buona parte dei progetti umani prendeva le mosse dalle caratteristiche del patagio, la membrana presente nei pipistrelli e nel petauro dello zucchero, per supportarne il volo planato. L’edizione del 14 aprile di quel 1998 del quotidiano sportivo “La Gazzetta dello sport”, dedicherà la quarta di copertina alla memoria del neo scomparso de Gayardon. La “rosea” userà queste parole: «Ci sono uomini che con le loro invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vivere. Altri, quello di sognare».