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23 settembre

Oggi, ma nel 1943, a L’Aquila, in località Casermette, in quella che sarà la caserma “Giuseppe Pasquali”, il plotone misto di nazifascisti giustiziava 9 civili, tra i 17 e i 21 anni, accusati di essere “franchi tiratori”. Le vittime erano: Anteo Alleva, Pio Bertolini, Francesco Colajuda, Fernando Della Torre, Berardino Di Mario, Bruno D’Inzillo, Carmine Mancini, Sante Marchetti, Giorgio Scimia. Erano tutti del capoluogo abruzzese tranne Colajuda, originario di Torrimparte e Della Torre, nativo di Sulmona.

Stefano Abbandonati, che sarebbe dovuto essere il decimo martire, veniva risparmiato sia perché invalido ad un braccio, ma anche grazie all’intervento della camicia nera Silvio Masciocchi. Le salme dei malcapitati saranno rinvenute, il 14 giugno 1944, 24 ore dopo la liberazione della città da parte degli Alleati. L’azione punitiva, che rientrava fra gli interventi successivi al salvataggio di Benito Mussolini dalla prigionia sul Gran Sasso, a Campo Imperatore, da parte dei paracadutisti tedeschi, del 12 settembre precedente.

Dopo l’esito positivo della “Operazione Quercia”, i militari germanici avevano allestito a L’Aquila, occupata il 14 settembre, il Platzkommandantur. Oltre alla piazza “9 martiri aquilani”, la memoria degli uccisi sarà onorata dal sacrario nel cimitero monumentale, sormontato dall’iscrizione “L’Aquila ai suoi nove martiri giovinetti”, e dalla lapide posta nel luogo dell’eccidio.

Tutta la triste vicenda verrà raccontata, tra l’altro, da Corrado Colacito, nel volume intitolato “I martiri aquilani del 23 settembre 1943. Ricordo storico”, con introduzione di Paolo Muzi, che sarà pubblicato dalla casa editrice aquilana Textus, nel 1996. Ma anche nel libro di Walter Cavalieri, “Processo per i 9 martiri aquilani”, che uscirà per i tipi di PortoFranco editore, de L’Aquila/Fondazione Carispaq, nel 2022.