È di un anziano il cadavere nel fiume

Eseguita la perizia sui resti trovati sabato scorso. Non ci sono tracce di morte violenta, denti d’oro in una protesi fissa

VASTO. Sono di un uomo non giovane i resti scarnificati trovati sabato pomeriggio nel fiume Sinello da alcune guardie venatorie. Lo ha accertato il medico legale Pietro Falco nel corso della perizia eseguita ieri mattina nell’obitorio dell’ospedale San Pio di Vasto. Lo scheletro non ha lesioni che possano far pensare a una morte violenta. È da escludere che il cadavere appartenga a Nicola Battista di Furci. Nè i resti sono compatibili con Giuseppe Polidoro, 80 anni, scomparso da Torino di Sangro nell’aprile 2008. I reperti sono stati fotografati e saranno a disposizione, oltre che dei magistrati della Procura vastese che indagano sul ritrovamento, anche dei familiari di persone scomparse. Intanto grazie a un antropologo forense si cercherà di ricostruire il suo volto, annuncia il medico legale.

La perizia. L’indagine radiografica sullo scheletro ripescato nel Sinello sabato scorso è iniziata ieri mattina qualche minuto prima delle 11. La perizia ha subito accertato che quei resti appartenevano a un uomo. Le ossa, alcuni ciuffi di capelli e i peli bianchi della barba inducono i periti a stabilire che il cadavere appartenga ad un uomo di circa 65-70 anni. L’esame della mandibola e dell’arcata dentale rivela la presenza di una protesi dentale fissa nella parte superiore, con alcuni denti in oro. Nè sul bacino, nè sugli arti sono stati trovati segni di lesioni che possano far pensare a una morte violenta. La deformazione delle ossa rivela problemi articolari e una forma di artrosi. Il dottor Falco ha prelevato parte del tessuto biologico per l’individuazione del Dna e il successivo esame comparativo con il Dna di parenti di persone scomparse. Il perito ha quindi eseguito un accurato referto fotografico che sarà messo a disposizione anche di chi dovesse ritenere che quei resti appartengano a un congiunto scomparso. La perizia è terminata qualche minuto prima delle 14. Il feretro è stato quindi trasferito nell’obitorio del cimitero di Vasto in attesa della ricostruzione antropologica del volto.

Il ricorso all’antropologia forense. Troppo pochi i tessuti facciali per dare un nome a quel corpo. «Grazie alla collaborazione di un antropologo forense, attraverso una tecnica computerizzata tridimensionale, eseguiremo la ricostruzione facciale dello scheletro», dice Pietro Falco. «È una tecnica futurista che ha dato in casi analoghi ottimi risultati». L’antropologo potrebbe anche eseguire la ricostruzione da un calco del cranio apponendo sull’osso dei supporti che ricostruiscono i fasci muscolari. Il teschio ricostruito viene poi ricoperto con la creta. In questo modo è plausibile che a breve il cadavere del Sinello abbia un volto.

Le ipotesi e gli interrogativi. I parenti di due dei tre anziani scomparsi nel Chietino hanno scartato che quei resti appartengano ai loro cari. Sia i familiari di Battista che quelli di Giuseppe Polidoro hanno raggiunto ieri mattina Vasto sperando di avere finalmente ritrovato il loro congiunto. Nè Battista, nè Polidoro avevano però protesi dentali fisse con denti in oro. Sono molto pochi i pensionati abruzzesi che ricorrono alle protesi fisse più in uso invece all’estero e soprattutto nei Paese dell’Est dove il loro costo è più accessibile. Una considerazione che torna ad avvalorare l’ipotesi che quel corpo possa arrivare da molto lontano. Qualunque sia l’origine dell’uomo gli investigatori dovranno chiarire come ha fatto il suo corpo a finire nel Sinello e soprattutto perché. Sono ancora tanti gli interrogativi che ruotano attorno al macabro rinvenimento. Solo il riconoscimento del cadavere metterà fine alla ridda di supposizioni che da giorni si accavallano.

Paola Calvano

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