la sentenza

Chieti, ha un tumore: l’operaio non ha diritto al lavoro

Licenziato dalla Burgo dopo la malattia si rivolge al giudice che gli dà torto Pierpaolo si sfoga con il Centro: "Dovevo morire per vincere la mia causa"

CHIETI. La storia di Pierpaolo Mantini, ex dipendente della Burgo, a raccontarla in tutti i suoi sconcertanti aspetti alla fine può essere così sintetizzata: «Hai un tumore, non hai diritto a lavorare». A meditarla bene poi fa capire che i veri problemi da risolvere nel mondo della occupazione non sono le riforme, il jobs act e tutto il resto, ma come le cose vengono intese e vissute. P

Pierpaolo ha trentasette anni e dal 1998 lavorava nella Cartiera Burgo. Nel gennaio del 2005 venne colpito da un tumore che lo costrinse a far ricorso a più sedute di chemioterapia e ad un prolungato periodo di assenza dal lavoro, circa sei mesi. Nel luglio del 2005 rientrò in servizio presso la cartiera, pur avendo avuto riconosciuta una invalidità del cento per cento. Il medico dell'azienda, lo riconobbe idoneo al servizio, ma stabilì che non avrebbe potuto svolgere lavori gravosi in "ambienti di elevata temperatura". «Invece - sostiene Pierpaolo - per lungo tempo, prima di essere licenziato dalla Burgo, sono stato costretto a turni stressanti e mansioni non compatibili con il mio stato di salute». Rispetto al licenziamento va anche precisato che Mantini, stante la decisione della Burgo di chiudere lo stabilimento di Chieti, aveva dato la piena disponibilità di trasferirsi in tutto il territorio nazionale o addirittura nello stabilimento che si trova in Belgio. Niente da fare: dalla Burgo nessuna proposta.

A quel punto a Pierpaolo Mantini, disoccupato e con incertissime prospettive per il proprio futuro, non è rimasta altra strada che quella di rivolgersi ad un avvocato esperto nel settore lavoro, Domenico Budini del foro di Chieti, per impugnare sia il licenziamento, in data 3 gennaio del 2012, che "l'attività dannosa e mobizzante" a cui ha ritenuto di essere stato sottoposto. L'esito del ricorso è stato negativo. Ma sentiamo ancora Pierpaolo: «Mi ero rivolto al giudice del lavoro di Chieti lamentando anche di aver iniziato a soffrire di una grave forma di depressione, ma il mio ricorso è stato respinto con una motivazione che mi ha lasciato stupefatto laddove viene asserito che non avevo subito alcuna lesione psicofisica perché non c'era stato un aggravamento della mia patologia. Cosa significa? Forse che, trattandosi di un tumore, avrei dovuto morire per vedere riconosciuto il danno patito? Non credo che questa possa essere giustizia». Pierpaolo non vuole arrendersi a questo primo verdetto e sicuramente ricorrerà in appello per far valere le sue ragioni. Intanto sta seguendo, come tanti altri lavoratori della ex Burgo, la vicenda del progetto In Te «nella speranza che serva a risolvere i tanti problemi che noi lavoratori della cartiera ci siamo trovati ad affrontare».

Anche Pierpaolo, insieme ad altri ex lavoratori Burgo, è stato sentito, proprio ieri mattina, da rappresentanti delle imprese che fanno parte del progetto InTe negli studi dell’ingegner Domenico Merlino. «Rispetto ai tempi previsti è passato molto tempo - osserva infine Pierpaolo Mantini - ma ho accolto con soddisfazione la svolta ultima che c'è stata, che riapre la porta a concrete speranze di ritornare ad avere un lavoro. Intanto però sono più che deciso ad andare avanti nella mia battaglia perché vi venga fatta giustizia per quanto ho subito». (Gino Di Tizio)

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